Il TRIBUNALE DI ASTI ACCOGLIE LA RICHIESTA DELLA DIFESA DI MICHELE BUONINCONTI DI ESAMINARE GLI INDUMENTI DI ELENA CESTE


È stata ufficializzata lunedì 20 luglio la notizia che il Giudice coordinatore per le indagini preliminari, la dott.ssa Francesca Di Naro, ha accolto la richiesta del nuovo pool difensivo di Michele Buoninconti di avere accesso agli indumenti  e ad altri effetti personali appartenenti ad Elena Ceste (nel dettagli un maglione, un paio di pantaloni, slip autoreggenti canotta e reggiseno) – acquisiti dalla polizia giudiziaria il giorno della sua scomparsa – nonché di ottenere accesso ai campioni prelevati sulle auto in uso alla famiglia Buoninconti. 

Cosa anomala, dal momento che – nonostante il passaggio in giudicato della sentenza – i medici legali di accusa e difesa erano stati concordi nell’affermare l’impossibilità di stabilire scientificamente la causa di morte di Elena Ceste.  I medici legali dell’accusa avevano infatti precisato  come il cadavere – rinvenuto sulle sponde del Rio Mersa – non presentasse fratture ossee evidenti e quindi tali da stabilire con esattezza la causa di morte. Nonostante l’impossibilità di stabilire scientificamente la causa di morte non è stata svolta alcun tipo di indagine finalizzata a riscontrare eventuali profili genetici sulla scena del crimine. Neppure sugli indumenti indossati dalla Ceste la mattina della sua scomparsa.

Il dottor D’Orio, biologo forense e procuratore speciale del Buoninconti, che guida il pool difensivo composto dall’investigatore privato Davide Cannella e dalla criminologa Vagli ha dichiarato: “Finalmente ci viene data la possibilità di colmare la lacuna investigativa generata nel corso del processo. Ciò crea inoltre un importante precedente in materia di legittimità delle richieste della difesa per l’opportuna tutela dei diritti dei cittadini assistiti”.  

Parte della analisi verranno condotte presso il Bio Forensics Research Center, comprovato centro di eccellenza per lo svolgimento dell’attività scientifica – in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II – nel settore della biologia forense.  Il centro in parola lavora prestando peculiare riguardo allo sviluppo e alla validazione di protocolli e tecnologie utili alla ricerca delle tracce biologiche latenti. Insomma, il Dottor D’orio – che lavora da anni nel settore e con comprovata esperienza sul campo anche internazionale – sembra proprio non voler lasciar niente al caso.

“È inammissibile che in un caso di omicidio – dichiara Anna Vagli criminologa nominata da Buoninconti – non si sia pensato di indagare sulla presenza di eventuali altri DNA sugli indumenti della Ceste. Non ci dimentichiamo che la donna aveva almeno tre relazioni extra coniugali e questo è emerso chiaramente sia in fase di indagine che durante lo svolgimento dei tre gradi di giudizio”.

A cura di Redazione

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