La lunga trattativa europea: nulla è ancora deciso, ma cos’è il MES, cosa sono gli eurobond e cosa vuole l’Italia?


Sul MES e sul presunto accordo dell’Eurogruppo si è scatenato il derby tra chi dichiara che il risultato che sarebbe stato raggiunto sia un successo e chi invece profetizza l’inizio dell’oblio italiano. Andiamo allora con ordine e cerchiamo di spiegare brevemente alcuni interrogativi:

  • Perché e quando nasce il MES? L’art. 123 del TUE (Trattato sull’Unione Europea), vieta ogni forma di sostegno ai paesi facenti parte dell’Unione e di conseguenza proibisce alla BCE di andare in soccorso degli Stati in difficoltà. La ragione di questo articolo risiede nella volontà di creare un effetto deterrente all’indebitamento degli Stati membri. Tuttavia nel biennio 2010-2011, quando l’Europa è stata investita dalla crisi economica che ha portato alcuni Paesi sull’orlo della bancarotta, ci si è resi conto che questa condizione poteva portare all’implosione dell’Unione Europea. Per aggirare questo articolo fu creato il 9 maggio 2010 un fondo estemporaneo denominato EFSF, Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria. L’EFSF portò a Grecia, Portogallo e Irlanda 175 miliardi di euro in cambio di riforme strutturali. In quegli anni l’ltalia, con il governo Monti, stava in una situazione finanziaria al limite e, temendo che in caso di necessità potesse restare senza salvagente, si è deciso di spingere per la creazione del MES, il Meccanismo Europeo della Stabilità, che venne approvato dal governo Berlusconi nel 2011 e ratificato nel 2012 dall’allora goberno tecnico presieduto da Mario Monti.
  • Come funziona il MES? Il MES definito anche Fondo Salva Stati, dal 2012 è un’organizzazione internazionale con sede a Lussemburgo e che ha un fondo di 650 miliardi di euro. Il fondo può emettere prestiti a tasso fisso o variabile per soccorrere gli Stati membri in difficoltà finanziaria e può acquistare titoli di Stato sul mercato primario, cioè sul mercato dove vengono acquisiti i titoli appena emessi, per consentire agli Stati di avere immediata liquidità. Quest’ultima operazione può avvenire, come recita l’art. 12 del Trattato MES, a determinate condizioni. Ecco quali sono: “Ove indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il MES può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite.”

E’ dunque evidente che nel contesto della pandemia attuale e viste le previsioni di Confindustria che a fine marzo ha stimato un calo del PIL del 10% solo nel primo semestre del 2020, l’utilizzo del Fondo Salva Stati, così com’è stato ideato nel 2012, più che quelle di un supporto finanziario assumerebbe le sembianze di un cappio al collo per l’Italia. Ed è per questo che il presidente Giuseppe Conte, il 6 aprile scorso, dichiarava testualmente “MES no, eurobond sicuramente sì. Il MES è uno strumento assolutamente inadeguato (a fronteggiare l’emergenza economica generata dal Coronavirus ndr), gli eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace ed adeguata all’emergenza che stiamo vivendo.”

  • Cosa sono gli eurobond? In poche parole gli eurobond sarebbero obbligazioni emesse da una determinata agenzia dell’Unione Europea, utilizzabili in caso di crisi finanziarie degli Stati sovrani. Questi titoli sono un ipotetico – e ad oggi utopico – meccanismo solidale di distribuzione a livello europeo dei debiti di ciascun Paese, attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’Eurozona, con la garanzia congiunta da parte degli stessi Paesi. Ecco dunque spiegata la reticenza degli Stati più virtuosi per quanto riguarda il debito pubblico, come la Germania e l’Olanda, i quali non vogliono accollarsi quote di debito derivanti da altri Stati.

Possiamo dunque biasimare il comportamento degli Stati dell’Europa del nord? Dal punto di vista strettamente economico e finanziario, no. A parti invertite infatti come avrebbe reagito il popolo italiano? La nostra classe dirigente avrebbe accettato gli eurobond per andare in soccorso di altri Stati? Di sicuro, con le attuali forza politiche, proprio come oggi si avrebbe un forte scontro politico tra maggioranza e opposizione, con l’opinione pubblica tirata per la giacchetta dalla propria parte.

Ad ogni modo sotto il lato della solidarietà e vista la pandemia globale che un domani potrebbe malauguratamente abbattersi con tutta la sua violenza anche su Germania e Olanda, ci si aspetterebbe un approccio diverso e consistente. Ci si aspetterebbe un intervento massivo e globale per gli italiani come per tutti gli altri cittadini europei, finalizzato al sostegno dell’economia e della sanità europea, continuando così la lotta alla diffusione del contagio del Covid-19. Purtroppo, parafrasando Don Abbondio, la solidarietà è un valore che se non ce l’hai, non te lo puoi dare.

Dunque i progressi raggiunti nel meeting europeo di giovedì dall’Eurogruppo prevedrebbero l’utilizzo del MES senza le condizionalità, cioè senza quel cappio di cui si parlava poco più sopra e solo per le spese in ambito sanitario. Ciò rappresenterebbe un passo in avanti, mentre per i detrattori del Governo, Conte ci avrebbe messo nella condizione della Grecia del 2011. In realtà l’accordo assumerebbe i connotati del classico compromesso: d’altronde in una trattativa che coinvolge più soggetti sarebbe impensabile riuscire ad ottenere tutto il banco.

Nella conferenza stampa di ieri sera inoltre, il presidente Conte ha ribadito come gli eurobond rappresentino l’unico vero “DPI” dal disastro economico che potrebbe generare il coronavirus in Italia. Ha anche ribadito l’inadeguatezza del MES, e dichiarato che il Governo italiano non ha firmato ancora alcun patto dal punto di vista europeo. Il premier Giuseppe Conte ha anche attaccato direttamente Salvini e la Meloni per le loro voci riguardanti la presunta approvazione del MES come strumento a risolvere la crisi. L’attacco del premier alle opposizioni è stato motivato sulla base del fatto che simili dichiarazioni come quelle diffuse da parte dell’opposizione, destabilizzano e indeboliscono la forza negoziale dell’Italia in sede europea.

Dunque nessun provvedimento ufficiale sembra essere ancora preso. Se l’Italia fosse stata fuori dall’Unione Europea probabilmente avrebbe avuto dalla sua il fattore tempo e ogni decisione e ogni manovra atta a sostenere la crisi finanziaria generata dal Covid-19 avrebbe visto probabilmente già la luce. In questo momento però l’Italia fa parte dell’UE e ora parlare di uscita dall’Europa sarebbe solo un inutile esercizio dialettico atto a perdere ulteriore tempo. Oggi, quello che conta, è continuare a lottare per riuscire ad adottare al più presto le misure economiche utili al Paese.

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About Vincenzo Chiarizia

Vincenzo Chiarizia
Vincenzo Chiarizia, giornalista pubblicista. Ha iniziato a scrivere nel 2013 per alcune testate regionali. Nell’estate del 2016 inizia il suo percorso su Ilfaro24 e MarsicaSportiva. E’ laureato in Scienze della Comunicazione e specializzato in Pubblicità e Comunicazione d’impresa.