C’era una volta il calcio abruzzese


L’Abruzzo del pallone non c’è più. O meglio, sta scomparendo anno dopo anno. Con il fallimento del Chieti, nel girone F di Serie D, il calcio abruzzese perde un’altra piazza importante che ha segnato la storia dello sport regionale. Un fallimento che, dopo quello della Virtus Lanciano nell’estate scorsa, non fa più notizia. Il Chieti, ultimissimo in classifica con un solo punto conquistato, ha chiuso definitivamente i battenti falsando, di fatto, un campionato che vede le “nostre” San Nicolò e Vastese lottare per la promozione (una nota positiva, almeno questo).

La situazione dell’Abruzzo pallonaro parla di soli due club professionistici e tante, troppe, realtà importanti che sono soltanto un ricordo. Alle spalle di Pescara e Teramo, in D, ormai quarta serie nazionale, navigano in acque più o meno buone anche L’Aquila, Avezzano e Pineto. Strano, invece, leggere nomi come Giulianova e Celano in Promozione, molto più triste pensare alle defunte Castel di Sangro, Lanciano e ora anche Chieti.

La situazione economica è difficile per tutto il Paese e, di conseguenza, anche per il mondo del calcio. Il recente fallimento di una delle squadre nostrane più importanti come il Parma è una prova evidente ed inequivocabile. Motivazioni? Costi alti, pochi soldi e un sistema calcio che va a penalizzare le piazze più piccole. Il tutto, ovviamente, ad esclusione dell’ingresso nel calcio di personaggi più o meno controversi interessati più alla visibilità e al ritorno economico che al calcio giocato. Rimedi? Progetti vincenti come se ne vedono pochi. La valorizzazione dei giovani è un’ottima medicina per i club, la passione degli imprenditori è l’arma vincente. Certo che anche quella, però, ha un costo. Motivo per cui la passione, spesso e volentieri, se la portano via il denaro e i debiti. D’altronde questo è quello il sistema calcio ha creato in Italia.

Nel Bel Paese è diventato ormai quasi proibitivo fare calcio, avviare un progetto concreto che coinvolga una società intera, dal presidente ai calciatori passando per dirigenti e staff tecnico. Sono sempre meno le squadre con una propria identità di gioco, con un presidente che creda realmente in un allenatore e che inserisca giocatori rientranti nel progetto tecnico. Al netto delle difficoltà economiche, questo è il vero problema italiano e, ahi noi, anche nel nostro Abruzzo. Fortunatamente più di una squadra nostrana ha intrapreso un cammino vincente, anche se gli ostacoli non mancano. In bocca al lupo a tutti.

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Luca Pulsoni 

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