DEMAGOGIA 2.0: LA POLITICA DEI NOSTRI GIORNI


Noi abruzzesi sappiamo bene cosa ci attenderà domenica prossima: il consueto appuntamento con le urne, che porrà la parola “fine” a un estenuante inverno di campagna elettorale, mai prima d’ora − almeno per le regionali d’Abruzzo − costruita così freneticamente sul web e che ha visto così prepotente l’affermazione della demagogia come mezzo di propaganda elettorale. Un mezzo che purtroppo convince decine e decine di milioni di elettori, finendo con il porre al governo proprio chi la demagogia l’ha utilizzata più sfrenatamente. E che continua a utilizzarla. Esempio lampante ne è la continua presenza dell’on. Salvini nella nostra terra: nelle strade, nelle piazze, nelle chiese, nei mercati…magari anche nel giardino di casa se questo serve per racimolare voti in più. Tutto appositamente pianificato per generare contenuti da dare in pasto alla rete, alimentando quella che oramai è una politica fatta sempre più di dirette Facebook, di storie Instagram, di hashtag vani e tweet sterili. Tutta apparenza a scapito della sostanza. Un’apparenza che porta a far partorire alla nostra mente semplici associazioni mentali del tipo “Salvini è venuto tante volte in Abruzzo, gli piace la nostra regione, va sempre ad incontrare la gente…mi pare una brava persona, allora perchè non dargli il voto?”. Ma il contrario della demagogia sono i fatti: a quel punto questa non regge più, finendo con lo sgretolarsi e farsi sostanza eterea come le tante chiacchiere che l’hanno generata. E di fatti se ne sono visti pochi, eccezione fatta per gli onnipresenti selfie: quelli non mancano mai negli incontri di Salvini con la cittadinanza, come se egli non fosse un ministro ma qualche sorta di VIP, di uomo di spettacolo. Ora, se fosse appunto un famoso attore o cantante o dj o calciatore o tronista, non ci si stupirebbe che si comportasse in quanto tale, ma dato che appunto è un ministro e vicepremier, ci si aspetterebbe quantomeno l’opportunità di instaurarci un dialogo da elettore a politico, anche uno molto semplice, ad esempio: “Quand’è che entrerà in vigore la flat tax, come era stata promessa in campagna elettorale l’anno scorso? Se il problema è l’assenza di fondi, perchè non ottenerli riscuotendo l’Ici che la Città Del Vaticano deve versarci per i suoi immobili siti in Italia?”, così come tante altre domande che parrebbe più che lecito poter porre a un ministro e vicepremier. Ma ciò non è possibile, poichè con Salvini ci si possono fare solo i selfie: non c’è dialogo, ma solamente apparenza. Sì, perchè i selfie − che vengono puntualmente postati sui social − contribuiscono a generare quel sentire comune, quella rappresentazione sociale del tipo “ma quant’è simpatico Salvini, quanto è disponibile! Sta sempre in mezzo alla gente, si vede che è uno di noi…votiamolo”. E guai a voler, dopo il fatidico selfie, cercare di instaurare un dialogo con Salvini: si viene prontamente allontanati dall’imponente dispiegamento di forze dell’ordine che gli fanno da scorta. Una scorta immensa, spropositata e mai vista al cospetto di nessun altro politico italiano, pari a un vero e proprio piccolo esercito personale. Pagato con i soldi di tutti noi cittadini. Soldi buttati se pensiamo che agli eventi ove va Salvini non sono accaduti mai scontri o tensioni degne di nota. Ieri, quando Salvini si è recato sul Belvedere di Giulianova per un comizio elettorale, il “vertice della tensione” era rappresentato niente di meno che da una flebile contestazione a mezzo di scritte sui muri, gesto effettivamente scorretto poichè è da incivili imbrattare così una città, ma tali scritte sono state prontamente ripulite dagli operai comunali in tempi da record, prima che Salvini arrivasse per il comizio. Peccato che la stessa efficienza non sia stata profusa per la pulizia di ben altre scritte, che imbrattano Giulianova oramai da ANNI e che non sono state MAI rimosse. Inoltre, c’è da aggiungere che esattamente una settimana prima del comizio di Salvini, a Giulianova era venuta anche l’on. Meloni − politica dal programma molto simile a quello del segretario del Carroccio − la quale era stata “scortata” da un’unica pattuglia dei carabinieri, a cui se ne erano aggiunte due della guardia costiera in quanto era venuta in visita del porto. Nonostante questo dispiegamento minimo di forze dell’ordine, anche qui nessuna tensione o scontro si è materializzato. Dunque è totalmente errato e demagogico affermare che un dispiegamento di forze dell’ordine, soprattutto se particolarmente vasto, può scoraggiare l’affermarsi di tensioni e scontri. Oltretutto Salvini, che stava tenendo il comizio su un palco sul Belvedere di Giulianova (posto dunque visibilissimo e altamente esposto), poteva anche essere un facile bersaglio da parte di eventuali cecchini celati dietro la finestra delle centinaia di case con vista sul Belvedere, e a questa remotissima evenienza nessun agente avrebbe potuto far fronte. Dunque questo eccessivo dispiegamento di agenti, interpretabile come al solito in maniera demagogica in termini di attività di sicurezza nei confronti di un ministro e dei cittadini presenti, si è rivelato del tutto inutile: il solito spreco all’italiana. Per quanto riguarda, poi, i contenuti del comizio di Salvini − peraltro durato pochissimo − questi non andavano oltre le solite affermazioni trite e ritrite (che ovviamente mi astengo dal tediarvi di riportare), intervallate da frasi fatte del tipo “in Abruzzo mi trovo molto bene, è tutto bello, si mangia anche bene”, insomma proprio gli stessi discorsi che farebbe qualsiasi uomo di spettacolo in una esibizione al cospetto dei suoi fan. Ma la captatio benevolentiae più sfacciata è stata data dalla sua scelta in tema di abbigliamento: Salvini ha infatti svolto il suo comizio con addosso la maglia del Giulianova Calcio, una maglia che per un tifoso vuol dire molto e pertanto troverebbe offensivo il vederla strumentalizzata addirittura a fini politici. Ora, potremmo pure chiudere un occhio su questo aspetto, chiuderne un altro sul fatto che un ministro e vicepremier faccia un comizio vestito alla stregua di un cabarettista di Zelig o Colorado, ma sulla presa in giro di fondo non possiamo chiudere nessun occhio, poichè un milanese doc il quale con Giulianova non ha mai avuto a che fare non può darla a bere a un’intera città fingendosene “amico” e recitando la parte di chi se ne è innamorato a tal punto da indossare anche la maglia della locale squadra di calcio. Oltretutto è noto a tutti che Salvini è un accanito ultras del Milan e molto probabilmente del Giulianova Calcio è venuto a conoscenza solamente ieri, in vista del comizio. Infine una curiosità: oggi il Real Giulianova ha subìto una cocente sconfitta per 4 a 1 contro il Matelica. Non è che il Salvini in stile ultras giuliese gli abbia portato un po’ di sfiga?

A questo punto potrei anche continuare citando altre decine di esempi di politica infarcita di demagogia, ma penso che questi enumerati fino ad ora bastano ed avanzano. Ovviamente qualunque elettore è libero di votare per qualsiasi candidato e partito, a patto però di sapere che quando la politica si infarcisce di demagogia, non si può più parlare di politica, ma di inganno, di truffa. Ai danni di noi elettori, di noi cittadini e di noi individui.

Dott. Eugenio Flajani Galli

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