La classifica dei peggiori piatti italiani all’estero



Bizzarre e disgustose versioni delle nostre ricette tradizionali


Dopo la bislacca vicenda francese della Carbonara-Gate che ha suscitato perplessità in ogni angolo del pianeta scatenando l’indignazione e il disgusto dei nostri connazionali, diventano virali sul web le ricette e le foto dei peggiori piatti  tricolore cucinati all’estero.

Se da una parte si elogiano le eccellenze della ristorazione italiana d’oltreoceano come “Otto e mezzo” ad Hong Kong,  “Giro Osteria” nei pressi di Sydney, “Del Posto” a New York”, “Mercante” a Pechino, “Trattoria Lucca” a Charleston e molti altri ancora, menzionati sul Daily Meal quali migliori ristoranti italiani nel mondo, dall’altra parte si allunga la lista degli errori/orrori che spuntano quotidianamente nei menù stranieri e che diventano virali sul web.

Si parte dagli scaffali dei supermercati oltre confine, sui quali è ormai possibile acquistare taniche da 5 litri di liquido rosso denominato ragù alla bolognese la cui ricetta originale richiede  almeno 2 giorni di cottura, vermicelli alla carbonara in lattina e pronti all’uso,  mix di formaggio tritato insieme al tartufo con effetto cacio e pepe e qualche smorfia sul viso, la pizza 22 mila stagioni con 22mila calorie per spicchio, la caprese senza mozzarella, le polpette di carne con spaghettini per contorno, la famosa Italian wedding soup, ovvero la minestra maritata napoletana che di italiano ha solo il nome, il tiramisù senza mascarpone, fino ad arrivare alla rinomata salsa per insalata ‘Italian dressing’ composta prevalentemente da burro e fontina e ben lontana dal nostro povero e sano condimento a base di olio, aceto e sale, ma che in compenso regala un bel picco di colesterolo.

Disobbedienza totale in fatto di scelte degli ingredienti e, soprattutto, in fatto di gusto.

E se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, ciò che conta innanzitutto è mangiare e sentirsi parte di quel mito culinario italiano sbarcato in terre straniere un paio di secoli fa e finito nella pentola transculturale del melting pot dell’intero globo.

Mentre la Coldiretti denuncia la contraffazione di 2 prodotti agroalimentari su 3, etichettati come Made in Italy ed esportati per un fatturato di circa 60 miliardi di dollari annui, c’è chi per necessità ed in sostituzione dei prodotti italiani al 100%, dà vita a bizzarre e fantasiose varianti, con il rischio non soltanto di intaccare il prestigio di un patrimonio gastronomico senza eguali frutto di tradizioni secolari, ma di distruggere letteralmente il mercato alimentare ed arrecare danni alla salute dei consumatori.

Vediamo insieme la classifica dei 6 piatti italiani più stravaganti e gettonati all’estero:

 

1 – Maccheroni al ketchup.

Spezzare gli spaghetti a metà e metterli nella pentola. Aggiungere acqua, sale e portare il tutto ad ebollizione. Quando gli spaghetti cominciano a liquefarsi, scolare ed aggiungere ketchup a volontà.

 

2 – Pizza ananas e prosciutto

Se preferite un gusto più forte, è possibile sostituire il prosciutto con del ‘salami’ piccante ed una spruzzata di ‘parmesan’ oppure optare direttamente per una ‘pizza pepperoni’. Consigliato a palati e stomaci resistenti.

 

3 – ‘Linguini’ alla bolognese.

A scottura di pasta avvenuta, scolare e condire con un paio di tazze del famoso ‘ragù alla bolognese’  precedentemente riscaldato al microonde. Per migliorare il sapore aggiungere mezzo bicchiere di ‘Italian dressing’.

 

4 – ‘Fettuccini’ Alfredo

Il piatto italiano più famoso al mondo: la pasta mantecata al burro inventata dal romano Alfredo Di Lelio nel 1914, è diventata  la scusa per riciclare tutti gli avanzi del frigo.

 

5 – Lasagne sandwich

Ovvero un super panino imbottito di lasagne. Non vorrete mica mangiare un dignitoso tramezzino uova e pomodoro e farvi tornare la fame prima di cena? Osate, come non avete mai fatto.

6 – Margherita con maionese

Dopo aver letto sul social ‘Reddit’ che gli italiani non usano abbastanza formaggio per le pizze e che la pizza di Pizza Hut o Domino’s è cento volte meglio della nostra, ho deciso: mi arrendo al junk food.

E allora Quot regiones, tot mores. In questo caso, Paese che vai chef italiano che trovi. Con i migliori auguri di trovare quello giusto o, come suggerirebbe il buon senso del perfetto viaggiatore, di scegliere di mangiare solo prodotti e specialità locali.

di Alina Di Mattia

 

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