PD ABRUZZO: LA CULTURA È UN SETTORE CENTRALE DEL PAESE, VA RIFORMATO PARTENDO DAL LAVORO


La cultura è un settore centrale per il Paese sia dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda la tenuta democratica. La crisi determinata da contagio da coronavirus lo ha colpito in modo particolarmente duro, aggravando una crisi che era già in atto. Ora esiste la possibilità di un intervento, di una riforma che parta dalla tutela e dalla riconoscibilità dei lavoratori: il Partito democratico è pronto a farsene carico.

E’ emerso nel corso del dialogo “Al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura”, organizzato in diretta Facebook dal Partito Democratico abruzzese. Vi hanno partecipato, coordinati da Marielisa Serone D’Alò che ha curato l’organizzazione, rappresentanti e lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo, assieme a Chiara Gribaudo e Nicola Oddati, rispettivamente deputata e responsabile nazionale cultura del Pd. Proprio Oddati ha lanciato la proposta, e assunto l’impegno di lavoro a nome del partito, di una “riforma complessiva del sistema culturale del nostro Paese”, in cui tra le altre cose si metta mano al registro delle professioni e al diritto d’autore, con l’obiettivo di un riconoscimento reciproco tra collettività e mondo della cultura, che attualmente “è destrutturato, un mondo che oserei definire feudale”.

Per Chiara Gribaudo la crisi ha fatto emergere con forza “l’assenza di tutela di cui soffrono i lavoratori dello spettacolo, una situazione che li accomuna ad altre tipologie. I problemi del settore c’erano prima e non si risolvono solo con la protezione sociale. Riconoscere il lavoro intermittente è un primo fondamentale passo, va ripensato il sistema di welfare, le indennità come malattia e maternità. Occorre un ammortizzatore universale che comprenda i lavoratori culturali. Il diritto alla formazione deve essere esigibile, serve in generale un progetto che dia una traiettoria di futuro”.

Il segretario del Pd Abruzzo Michele Fina ha sottolineato l’importanza della cultura definendola “l’unico strumento che ci consente di sentirci liberi in un esperimento sociale i cui sviluppi sono ancora indeterminati”. Nel corso del dibattito la crisi del mondo della cultura è stato affrontata nei suoi diversi settori, esponendo necessità e proposte: sono intervenuti il produttore audiovisivo indipendente Giuseppe Schettino, il docente di conservatorio Andrea Castagna, lo scrittore Loris Di Giovanni, il direttore del Festival Libri e Altrecose (Fla) Vincenzo D’Aquino, l’artista e docente universitario Giovanni Di Iacovo.

Carlotta Viscovo (sindacato lavoratori comunicazione Cgil) ha spiegato che i lavoratori dello spettacolo e della cultura hanno bisogno di riconoscimento giuridico, “la scarsa riconoscibilità ha determinato in molti casi l’esclusione dai bonus, il decreto rilancio ha riparato, ma cosa accadrà da giugno in poi?”. Per Lino Guanciale, attore e direttore artistico del Teatro dei Marsi, “nel nostro settore procediamo da tempo con la logica emergenziale, ma non ce lo possiamo più permettere. C’è il rischio di desertificazione. In seno al sindacato è sorta proposta di riconoscimento del lavoro intermittente della cultura, per intercettare forme di lavoro. Il bonus è quanto si poteva fare, ma bisogna intervenire sulle infrastrutture di base”.

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