AZIONE CIVILE ABRUZZO: L’ACQUA DEV’ESSERE BENE COMUNE. BASTA EMERGENZE! E’ OBBLIGATORIA UNA SVOLTA IMMEDIATA, PRIMA DI SUBITO


La primavera 2019 e le abbondanti piogge di mesi e mesi hanno regalato alle sorgenti abbondanti riserve d’acqua. Dovrebbe essere normale quindi aspettarsi una maggior distribuzione alla cittadinanza. E invece cambiano le stagioni, cambia anche il clima, ma la situazione del servizio idrico integrato no. Basta andare sul sito o sulla pagina face book della Sasi per leggere la solita litania di chiusure e interruzioni, dal vastese giungono anche segnalazioni di acqua erogata solo fino al primo pomeriggio.

Scorrendo negli anni troviamo annunci su annunci, fondi dal masterplan e dall’Europa, dal Governo e dalla Regione. Annunci di lavori, rifacimenti, ammodernamenti. Ma siamo sempre allo stesso punto. O quasi. Cambia solo, in aumento, l’importo delle bollette Nel 2011 (con retroattività all’anno precedente) fu varato un nuovo Piano d’Ambito con  aumenti delle bollette fino al 2023. Aumenti con i quali i cittadini si sono ritrovati a pagare per 105.881.397 euro di investimenti mai effettuati e 65.000.000 di euro di ricavi in meno rispetto al previsto. Qualcuno ha mai pagato gli errori di gestione? Cosa è stato fatto in questi 8 anni per recuperare? E per impedire che non si ripeta?

 Tre anni fa il Cda della Sasi fu immediatamente rinnovato, appena scaduto. Arrivò Basterebbe affiancato da due rappresentanti dei comuni di Vasto e Lanciano. Un Cda votato con le solite logiche spartitorie tra grandi partiti. A Pescara, nel silenzio quasi generale, è stato nominato Donato Di Matteo nel cda di ACA. Il rappresentante del “partito dell’acqua” che fu.  Cda della Sasi  anch’esso rinnovato di recente. Senza colpo ferire. Accordo tra partiti e via. Nessuna parola sulla crisi idrica, nessuna riflessione su cosa è accaduto o non accaduto in questi anni. Nel 2014 i Comuni-soci votarono per la scioglimento dell’ISI, nominando un commissario liquidatore. A febbraio 2015 il commissario Antonucci rispose con parole dure agli interrogativi sulla chiusura dell’ISI di associazioni impegnate in difesa dell’acqua pubblica, a partire dal referendum tante volte tradito. Affermando che era totalmente errato quel che scrissero. Sono passati oltre quattro anni ancora e l’Isi esiste ancora. Perché? Cosa dobbiamo ancora aspettare? E perché alla cittadinanza nulla viene detto anche di questa incresciosa vicenda? Non è accettabile che, senza plausibili spiegazioni, accada ancora questo e che la cittadinanza sia tenuta all’oscuro.

Di fronte al razionamento idrico, alla non erogazione per tantissime ore, il cittadino rimane praticamente da solo, invitato di fatto a garantirsi tutto da solo. L’acqua non c’è, quindi adattatevi con serbatoi e autoclavi. Ma non stiamo parlando di una merce qualsiasi, stiamo parlando del bene per eccellenza. Di un diritto vitale. Non di un lusso per pochi. E, in anni di crisi, impoverimento, disoccupazione crescenti chiedere – a chi già è gravato dal peso delle bollette aumentate – di accollarsi nuovi oneri non è sostenibile. Perché non tutti possono permettersi pozzi, autoclavi o altre spese similari. Senza dimenticare anziani e malati gravi. Per i quali l’acqua è ancora più necessaria, non averla è un rischio gravissimo.

L’acqua dev’essere realmente bene comune e di tutti. Basta emergenze! E’ obbligatoria una svolta prima di subito. Un piano immediato di investimenti, pubblico e partecipato nelle scelte, e che sia sottoposto periodicamente a verifica trasparente della cittadinanza. E la gestione dev’essere totalmente pubblica, partecipata dalla cittadinanza e trasparente. Aziende come la Sasi e l’Aca non devono essere più governate dai partiti e nei palazzi ma con una gestione popolare.

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