La Televisione eticamente scorretta e la banalità del male


Non si placano le polemiche in rete per la discutibile scelta dell’ospite che ha inaugurato la prima puntata de ‘L’intervista’ di Maurizio Costanzo.

Nella bufera mediatica che ha accesso i social in queste ultime ore, tra ius soli e scioperi della fame a staffetta, torna alla ribalta il nome di Pietro Maso, personaggio tristemente noto alle cronache italiane per aver assassinato brutalmente i genitori nel 1991.

In una società in cui andrebbe data visibilità ai giovani più coraggiosi in cerca di un futuro dignitoso, ai cittadini morigerati che sgomitano per vivere e sopravvivere, a coloro che ogni giorno si impegnano socialmente per un vivere civile e dignitoso, in un tempo in cui è più facile mettere alla gogna un’impiegata di banca virtuosa e più difficile condannare i veri criminali, è assolutamente  deplorevole e totalmente diseducativo dare spazio – remunerato –  a chi si è reso colpevole di uno dei delitti più orribili che un uomo possa commettere, con il rischio di provocare idolatria ed emulazione nelle nuove generazioni.

E’ vero, ha pagato il suo debito Maso, lui che “era il male”, come scrive nel suo libro autobiografico. Chiede una seconda chance, chiede perdono al Signore. Il problema è che la Legge segue un percorso e la Coscienza un altro. E la nostra coscienza, memore di quel tragico 17 aprile 1991, era già stata turbata dal photoshoot versione tronista, pubblicato sul settimanale ‘Chi’ all’indomani della sua scarcerazione. E così, mentre un esercito di persone perbene sta ancora aspettando la sua primissima­­­ chance, ecco che i pentiti, i ravveduti, i redenti, bramano una seconda possibilità, diritto che nessuno giustamente vuole loro negare ma, personalmente, credo che il pentimento sia un percorso da fare in silenzio e nell’oblio, con discrezione, lontano dai riflettori e sottraendosi alla tentazione di apparire, e la comunità ha il sacrosanto dovere morale di reagire e di indignarsi di fronte a un tale sciacallaggio mediatico.

Se il presidente dell’Aiart (Associazione Italiana Telespettatori) si appella al libero arbitrio del telespettatore che ha facoltà di scegliere se vedere o meno la trasmissione, per i più, l’intervista a Maso resta ‘una misera pagina di giornalismo’ che non è più neppure informazione, ma diventa infotainment di terz’ordine. “Non l’ho intervistato per giustificare, ma per capire” si difende Maurizio Costanzo. Più che capire cosa si cela dietro la follia di chi decide di uccidere la propria madre e il proprio padre a sprangate, bisognerebbe capire la ragione per la quale 5.979.000 telespettatori abbiano guardato il talk show nonostante le numerose iniziative per boicottare la trasmissione. Ma forse, questa ragione, non interessa all’audience.

E a noi, la  televisione eticamente scorretta proprio non ci piace. Ci ricorda quanto la società abbia fallito non solo nel creare una matrice, seppur irrilevante, di disadattati non in grado di gestire un rifiuto, ma nel riproporli in continuazione oltraggiando la pubblica decenza. Un minimo di discrezione da parte dei media, a volte, sarebbe opportuna.

 di Alina Di Mattia

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About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di scrittrice freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo alcune pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". Nel 2018 ha ricevuto due prestigiosi premi giornalistici nazionali e tre riconoscimenti letterari.