L’ABRUZZO TRA LE REGIONI PIU’ LONGEVE ETA’ MEDIA 80 ANNI


Da dati Istat riguardo alla età media dell’ultimo viaggio, per l’Italia nel suo complesso, è pari a 79,10 anni.In Abruzzo invece la vita media si attesta ad 80,26 anni in media. Sopra la media nazionale dunque, e nella parte alta di questa particolare classifica. Per la cronaca la regione più longeva sono le Marche, 81,37 anni, seguite da Umbria (81,36), Liguria (81,20), Toscana, (81,13), Emilia Romagna (81,10), Friuli Venezia Giulia, (80,54). E poi appunto l’Abruzzo. Le regioni dove si muore prima, e in un età al di sotto della media sono invece la Campania, 77,32 anni seguita dalla Sardegna (78,42) e dalla Sicilia (78,42).Tale risultato è negativo quando si parla di pensioni.Oltre il 50 per cento dei pensionati abruzzesi non supera infatti 500 euro al mese di assegno mensile, il 75 per cento non supera i 1.000 euro. Le pensioni minime sono complessivamente oltre 116 mila. Però, come si suol dire,  basta che c’è la salute. La domanda nasce spontanea, come puo’ esistere queste differenze tra regione e regione relativamente alla vita media. Una risposta non è facile darla, ma ad incidere potrebbe essere intanto il fattore inquinamento.

“La media dell’età della morte – si legge infatti nella ricerca – è significativamente più bassa in zone con emergenze ambientali. Si tratta in genere di aree di de-industrializzazione ad alto tasso di inquinamento, come a Napoli, Caserta, Crotone e Siracusa”.

E non è un caso che buona parte dell’Abruzzo, è per fortuna ancora al riparo da emergenze ambientali, che pure ci sono, ma in aree circoscritte, si pensi ad esempio alla mega discarica dei veleni di Bussi.

Altro fattore che incide, ipotizzano i ricercatori, è l’accessibilità e la qualità del sistema sanitario, il che spiegherebbe il fatto che le più basse età medie di morte si concentrano in aree della Sardegna, della Calabria e della Campania dove la sanità fa acqua da tutte le parti.

“I dati sulla mortalità – osservano i ricercatori – altro non sarebbero che la certificazione della sostanziale incapacità della sanità pubblica di assicurare pari condizioni di accesso e pari livelli di qualità dei servizi sanitari su base territoriale, ponendo, quindi, un serio problema di equità”.

E concludono: “Una riflessione sul tema sarebbe perciò doverosa, anche per evitare che il taglio della spesa sanitaria, giustificato formalmente con la necessità di ridurre gli sprechi, non si traduca in un taglio dei diritti dei cittadini, il cui costo sociale è misurato in un maggior numero di morti e in un maggior numero di invalidi”.

Un monito che riguarda anche l’Abruzzo, alle prese come le altre regioni ad un difficile programma di razionalizzazione della spesa pubblica che rischia di trasformarsi in tagli e riduzione dei diritti alla salute, in primis nelle estese aree interne della regione, dove gli anziani sono la maggioranza della popolazione.

 

( Cicchetti Ivan )

 

 

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