PER LA PRIMA VOLTA BENNY GOLSON AL PESCARA JAZZ


Classe 1929, sassofonista, è una leggenda vivente del jazz.

Ha recitato se stesso nel film The Terminal con Tom Hanks

PESCARA – La tre giorni dedicata al jazz americano si conclude domani sera (domenica 22 luglio) con il Benny Golson quartet, per la prima volta sul palco del Pescara Jazz. Appuntamento da non perdere, per gli amanti del genere e non, alle 21.15 al D’Annunzio, il principale teatro all’aperto cittadino, incastonato tra mare e pineta, lungomare Colombo 122. Il festival andrà avanti fino al 26 luglio, al porto turistico e all’Aurum.

Biglietti 20 euro secondo settore, 35 primo settore o in abbonamento. Sul palco Benny Golson: sax tenore, Joan Monné: pianoforte, Ignasi Gonzalez: contrabbasso, Jo Krause: batteria.

Nella sua lunghissima carriera come musicista, Golson ha avuto l’occasione di recitare se stesso nel film The Terminal, con Tom Hanks. Su Repubblica (in un’intervista di Giacomo Pellicciotti) racconta la sua emozione: Un giorno mi ha chiamato Spielberg, dicendomi che mi seguiva fin dai giorni dell’università e che il suo pezzo favorito era il mio I remember Clifford. È stato un privilegio raro partecipare a quel grande film con un finale così romantico.

Ma c’è di più: una famosissima foto scattata da Art Kane 60 anni fa, in una strada di Harlem, il quartier generale del Jazz a New York, raffigura giganti come Charles Mingus e Thelonious Monk. Di quei miti della musica mondiale ne restano in vita soltanto due: Sonny Rollins e Benny Golson. E proprio quest’ultimo, ottantanove anni, è alle prese con la sua ennesima nuova giovinezza. Nell’autobiografia, Whisper Not, ripercorre le sue tappe e le mille vite da musicista.

L’importanza di Golson nel Jazz moderno è enorme, grazie al suo duplice ruolo di strumentista e compositore/arrangiatore. Come sassofonista è stato inizialmente ispirato da Coleman Hawkins, Don Byas e Lucky Thompson, ma il suo stile si è gradualmente evoluto, incorporando influenze di John Coltrane, Stan Getz e Sonny Stitt, fino ad arrivare ad una forma personale e inconfondibile.

Il suo peso come strumentista è superato solo da quello come compositore e arrangiatore: già nel 1955, Miles Davis registrò il tema di Golson, Stablemates, con John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones. Dopo, la sua fama non ha smesso di crescere. Anche oggi sono rari i musicisti o i cantanti Jazz che non includano delle composizioni di Golson nel proprio repertorio.

Questa 46esima edizione del Pescara Jazz (che cade nel cinquantennale dalla nascita, tendendo presente che dal 1977 al 1980 il festival non si è tenuto), si inserisce su quella scia fortunata, tracciata da una nobile tradizione, lunga mezzo secolo, che continua a presentare esponenti del jazz internazionale, come Brad Mehldau, ospite da noi venerdì, Bill Frisell, ieri, il graditissimo ritorno di Pat Metheny, atteso per il prossimo 24 luglio e l’arrivo del mitico Benny Golson per la prima volta sul palcoscenico del nostro festival. Non dimentichiamo Tim Garland mercoledì 25 luglio al porto turistico.

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