VILLA BADESSA – INSEDIAMENTO STORICO ARBERESHE’


Villa Badessa (Badhesa in arberesh) è una frazione di 395 abitanti del comune di Rosciano in provincia di Pescara ed è situato a 161 mslm. Villa Badessa rappresenta uno dei numerosi insediamenti storici albanesi (arbèreshè) nel centro-sud Italia, verosimilmente il più recente (1743) e settentrionale, l’unico in Abruzzo. Considerata come un’autentica “oasi orientale” d’Abruzzo, si mantiene il rito bizantino e tutte le tradizioni religiose a esso collegate, il patrimonio artistico relativo alla tradizione religiosa orientale con alcune vestigia architettoniche e urbanistiche, e infine, qualche labile sopravvivenza linguistica albanese, ora però del tutto scomparsa. Villa Badessa è una piccola comunità arbëreshë costituitasi nel XVIII secolo. Nel 1743 un gruppo di 18 famiglie albanesi, esuli dal villaggio costiero di Pigeras vicino a porto Edda  (provincia di Himarè), in conflitto con il vicino villaggio di Bosch, diventata a causa turca di religione a maggioranza musulmana, abbandonò l’Albania. Insieme ad essi, altre famiglie da Lukove, Klikursi, Nivica, Shen, Vasili, Corfu’ dovettero lasciare la propria terra devastata. La costante avanzata turca ottomanna aveva soggiogato gli albanesi da ben due secoli, e molti decisero di trovare rifugio in terra straniera (dheu i huaj), per così poter coltivare e rimanere cristiani e albanesi. Nacque così, il 4 marzo 1744 Villa Badessa (Badhesa), villaggio agreste immerso nella campagna in provincia di Pescara, l’ultimo dei centri albanesi venutosi a costituire in Italia. Il piccolo nucleo di 18 famiglie con 73 persone (27 uomini, 28 donne, 18 bambini) era accompagnato dal papas Macario Nikàs (Nica) e dal  Demetrio Atanasio ai quali era affidata la cura spirituale della comunità, dedita sostanzialmente all’agricoltura. Secondo un elenco di revisione del 13 novembre 1743 si evince i seguenti cognomi: Andrea (D’Andrea; 2 Familien), Atanasio (D’Atanasio; 2 F.), Duca (1), Dimo (Demetrio) (1), Gijika (Gicca) (2), Giocca (1), Gini (1), Lessi (2), Nikàs (Nica) (1), Spiro (2), Guma (1), Varfi (1), Vranà (1) und Zupa (1).

Giunti in Italia nel 1743, l’allora re di Napoli Carlo di Borbon, li accolse prima nel tenimento di “Bacucco”, attuale Arsita, dipendente del Feudo di Penne, poi nel territorio di Pianella, ed elargì loro i terreni ereditati dalla madre Elisabetta Farnese, espropriando per loro altri appezzamenti della Contrada “Abbadessa” di Pianella, da cui il Paese prese il nome.

Da allora gli abitanti hanno conservato le avite peculiarità etniche, religiose e linguistiche, queste ultime sino alla metà del secolo scorso.   

 

( a cura di Cicchetti Ivan)  

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