L’ATTIVITA’ FISICA ANTI-AGE


Bentornati con il consueto appuntamento del mercoledì con la nostra nuova rubrica “Welness Revolution” dove vi parliamo di sport, salute e benessere. Oggi ci occupiamo di un argomento molto curioso e interessante, cioè l’attività fisica come anti-age, quindi di come sia possibile rallentare la naturale evoluzione dell’invecchiamento, seguendo alcuni princìpi che molti ignorano o confondono a causa di informazioni frammentarie e imprecise che fanno parte del nostro retaggio culturale.

Iniziamo chiarendo subito che dopo la fantastica colazione di “caffè’ con uno splendido niente” segue un altrettanto “tutto”, fatto di qualsiasi cosa ci venga in mente o propinata relativamente alla frequenza in palestra e nelle attività motorie in genere. Per essere più precisi ci riaddentriamo nei meandri del famoso luogo comune che ci vuole magri, in forma e in salute se dedichiamo, tutti i giorni, il nostro tempo a lunghi ed estenuanti allenamenti. Per le persone comuni (indicando in tal senso sia lo sportivo della domenica che il sedentario), scaricare la tensione, sudare molto, fare delle lunghe corse a perdifiato o lunghe sessioni in sala fitness, rappresenta nel loro immaginario la strada perfetta per la longevità, la salute e molto altro… Cosa dire? E’ vero in un verso, non lo e’per un altro: spieghiamo il motivo. Va precisato innanzitutto che il termine attività fisica è troppo generico e si deve necessariamente catalogare in un certo senso in tipologie specifiche, in quanto tutte le forme si identificano con questo nome.

In primis distinguiamo l’attività fisica aerobica, fatta per lo più di attività di resistenza in cui lavorano le fibre di tipo 1 (cosiddette slow twich a contrazione lenta, dette anche rosse) con quella anaerobica, fatta di attività più esplosive in cui lavorano le fibre di tipo 2 (fast twich a contrazione rapida, dette anche bianche) tralasciando poi le intermedie e il fatto che le fibre bianche e le fibre rosse lavorano praticamente sempre entrambe, anche se con ripartizioni di percentuali molto diverse.

Le attività aerobiche come la corsa, la bicicletta, il nuoto sono attività ottime per restare in forma a livello  cardiovascolare e generale, preventive e terapeutiche per disturbi come il diabete, la pressione alta, l’obesità… ma comunque altamente infiammatorie e radicalizzanti, soprattutto se protratte a lungo e ad alta intensità. E qui, per rispondere ai più – i quali sostengono che l’attività  fisica faccia bene a prescindere – rispondiamo “certo”: la produzione di endorfine, lo scarico delle tossine, la funzionalità neuromuscolare e articolare, il controllo della glicemia… assolutamente sì, ma questo bel quadretto non rientra perfettamente nel discorso anti-age di cui ci stiamo occupando.

Migliorare la qualità della vita non significa per forza vivere più a lungo, magari vivere meglio sì, e questo perché l’invecchiamento biologico ha un altro schema di funzionamento. Possiamo dire di sentirci bene anche quando mangiamo Nutella, che innalza grazie alla sua palpabilità e al gusto, le nostre endorfine, ma poi l’alta percentuale di grassi saturi in essa contenuti e la loro qualità ci predispongono ad altri tipi di problemi, qualora essa diventi la nostra comune abitudine alimentare.

Bene, accomuniamo questo esempio all’attività aerobica di prima. Essa può generare un aumento spropositato di radicali liberi che possiamo descrivere come elettroni spaiati dotati di alta carica reattiva che destabilizzano le nostre cellule e alterano il nostro DNA… quindi OSSIDANTI e PRO-INFIAMMATORI. Il nostro corpo mette in atto i suoi sistemi tampone, il suo scudo antiossidante, il suo sistema immunitario, ma se questa attività viene protratta per ore e resa quotidiana,il risultato sarà un invecchiamento biologico (quindi interno e spesso non visibile)  precoce e rapido, questo anche perché i nostri organi  hanno lavorato più del dovuto. Viene da chiedersi giustamente perché ciò è un controsenso se rivolgiamo la nostra attenzione ad un vero sportivo: l’esempio è il calciatore che si allena giornalmente, a volte anche con sessioni doppie e protratte nel tempo.

Non lo è affatto (un controsenso) se consideriamo che nella maggior parte dei casi fa meno danno lui che un autodidatta che corre alla rinfusa ore e ore giornalmente. Esiste la capacità di adattamento, l’innalzamento della soglia antiossidante, l’ottimizzazione attraverso la sinergia di tutti i meccanismi biologici e fisiologici del nostro corpo a cui lo sportivo mira, seguendo una scrupolosa preparazione periodizzata e ondulatoria con meccanismi di scarico, di compenso, unita ad una alimentazione ad hoc specifica e ricca di antiossidanti… quindi ci ritroviamo nuovamente a riconsiderare la portata e la specificità dell’attività fisica e dei suoi effetti endocrinologici.

La differenza tra lo sportivo vero e chi considera l’attività fisica un “moving” sono le diverse aspettative. Il primo ricerca come  obiettivo la prestazione, il secondo il benessere. Uno sportivo che si approccia come un sedentario autodidatta è un autodidatta che si approccia come uno sportivo..niente di più incosciente e sbagliato. Il nostro corpo reagisce in modo assolutamente preciso agli stimoli meccanici quanto più sono intensi e ripetuti e non si deve sottovalutare che i feedbacks dell’organismo rispondono ad un principio superiore ed inequivocabile quale la legge dell’evoluzione e della sopravvivenza.

Torniamo quindi un passo indietro: lo stesso può dirsi per le attività anaerobiche e valgono gli stessi principi? Certo che sì ,certo che no. Sì perché un surplus di volumi di lavoro genera un abbassamento del sistema immunitario e un’eccessiva radicalizzazione, ma la differenza sta nel suo funzionamento. Un’ora di attività anaerobica, costituita per la sua tipologia da pause continue e ripetute, risulta meno infiammante di una qualsiasi attività aerobica. Gli effetti ormonali sono più marcati: tendini, legamenti e masse muscolari sono più  sollecitati, quindi risultano maggiormente potenziati. Entro certi limiti produce meno radicali liberi..non per questo non va dosata anch’essa.

Tra le attività anaerobiche menzioniamo il bodybuilding, il powerliftig, molte arti marziali (queste meglio definite miste) etc… Ora rimane un dubbio grande: come gestire il nostro programma antiage?

Ecco alcuni principi fondamentali da rispettare,le parole chiave sono: anamnesi, specificita, progressione, periodizzazione.

Anamnesi per individuare, attraverso la storia e la conoscenza e un’analisi precisa della persona, che tipo di programma impostare… quindi tramite l’età, il sesso ed altre caratteristiche psico-fisiche.

Specificità, cioè la descrizione accurata di un programma che descriva dettagliatamente le modalità e gli schemi di svolgimento dell’attività  fisica.

Progressione perché si individua con esattezza il livello da cui partire per migliorare e aumentare costantemente il livello allenante del programma redatto in maniera da risultare sempre CALIBRATO e in grado dare continui progressi.

Infine periodizzare significa adattare e variare alcuni parametri dell’attività fisica come frequenza allenante, durata, intensità, recupero, carico e scarico di lavoro, riposo.

Alla luce di tutte queste considerazioni ci sentiamo di indicarvi di affidare la vostra salute e forma fisica a figure professionali riconosciute, nonché professionisti seri in grado di tracciare un vostro profilo completo per stabilire un programma adatto per voi.

In questo caso non può  assolutamente prescindere la figura di un medico da affiancare a quella del preparatore atletico (personal trainer) proprio perché in possesso di quei sistemi diagnostici e medici in grado di monitorare i vostri parametri fisiologici e la vostra condizione di salute.

 

 

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Mercoledì prossimo: L’alimentazione anti-age

 

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