Meteo. La rotazione delle tempeste tropicali in relazione ai Tornado. Sfatiamone il mito


Meteo. A differenza di un Tornado le tempeste tropicali sono in rotazione a causa della rotazione terrestre. In un mesiciclone di una supercella o di una nube temporalesca a forte sviluppo verticale la corrente ascensionale interna ruota a causa del Wind Shear, ossia di un cambiamento della direzione di provenienza e di intensità delle correnti d’aria. I Tornado mesociclonici hanno la stessa identità di quelli mesociclonici, soltanto che il Wind Shear è l’ingrediente maggiormente fondamentale dei secondi, anche se presente nei primi. I Tornado mesociclonici si originano da un cumulonembo che assume carattere di Supercella, ossia da una nube temporalesca piuttosto violenta tanto che, la corrente ascensionale interna, la updraft, ruota violentemente in maniera verticale. Che cosa succede? Quando la corrente discensionale si instaura verso il basso, invece di uscire al di fuori della violenta nube temporalesca entra nel flusso ascensionale interno e viene risucchiata dalla rotazione del mesociclone avvolgendosi a spirale intorno ad esso e condensando sul lato inferiore della supercella perché la stessa avrà abbassato il punto di rugiada, ossia il punto dove la massa d’aria diviene satura e rilascia gocce d’acqua e anche ghiaccio. È da questa nube in rotazione che possono nascere i Tornado mesociclonici. Il Wind Shear agisce anche nei Tornado non mesociclonici, i più presenti sulle coste, sui mari e sulle Isole del nostro stivale, mentre i mesociclonici sono i più probabili nella Pianura Padana o nelle grandi pianure americane. Essi si possono generare da una nube a sviluppo verificale o cumuliforme anche se non è diventata cumulonembo o che non ha ancora dato ovviamente vita a precipitazioni. Tuttavia possono innescarsi dai cumulonembi, ossia da nubi allo stadio maturo, ma senza rotazione interna. La rotazione è strettamente annessa alla variazione di intensità e direzione dei venti al variare della quota, ossia al Wind Shear. I venti convergono creando una rotazione verificale che, crea la funnel cloud o nube a imbuto quando il cumulo inizia ad evolvere e l’updraft ossia la corrente ascensionale interna si accende decisamente, cosicché stira la rotazione verticalmente che si aggancia alla nube ad imbuto e a tutto il cumulonembo stesso. L’aria è un fluido soggetto a variazioni o deviazioni quando si muove rappresentando un vento. Un esempio può essere un nucleo abitato, ben più chiuso, ove tra i palazzi di un condominio il vento si incanala sbattendo tra un edificio e l’altro, perciò spesso notiamo dei piccoli e innocui d’aria che sollevano polvere e foglie al suolo, sul piazzale, sulle strade, sulla sabbia o sul selciato; esattamente più grandi sono i “Dust Devil” o diavoli di polvere. Le correnti d’aria che vengono deviate dagli ostacoli per attrito subiscono diverse deviazioni che ne conferiscono la rotazione o l’invorticare dell’aria su sé stessa.

Una tempesta tropicale si origina quando una serie di celle temporalesche si sviluppano in un gradiente barico verticale molto negativo al variare della quota. Essa prende il nome dall’oceano tropicale da dove si innesca. Nella maggior parte delle volte essa nasce dopo che le perturbazioni scaturenti in prossimità dell’Equatore quando i due venti Alisei che provengono da nord-est nel nostro emisfero boreale o settentrionale e da sud-est nell’emisfero australe o meridionale, traslano verso le acque più calde dei tropici. I cluster temporaleschi o imponenti cumulonembi, infatti, si portano verso le acque superficiali più calde degli oceani nelle vicinanze, tra i quali l’Atlantico e il Pacifico in seno alle correnti orientali equatoriali, diversamente dai Westerlies o correnti occidentali che trasportano le perturbazioni oceaniche nei nostri due emisferi. La grande evaporazione caldo-umida fornisce un grande quantitativo di energia termica e grande carburante alla convezione di questi cumulonembi i cui moti discendenti iniziano a deviare di traiettorie a causa della Forza di Coriolis sulle zone tropicali dove i venti Alisei stessi piegano le imponenti perturbazioni. Dunque i Tornado o le Trombe d’aria o marine hanno come ingrediente nelle loro genesi il Wind Shear, mentre gli Uragani (Atlantico Tropicale) non si innescano in caso di Wind Shear, come ad esempio all’Equatore e sugli oceani meridionali come nel Sud del Pacifico non vi è la presenza di acque calde superficiali che hanno temperature superiori ai 26,5 gradi centigradi e non vi è la Forza di Coriolis. Tale forza è dovuta alla rotazione terrestre, diversamente da quanto accade con il Wind Shear, l’aria tende a muoversi dalle aree di alta e bassa pressione perché spinta dal gradiente barico orizzontale. L’aria si espande verso tutte le direzioni seguendo la traiettoria dall’alta e alla bassa pressione, ma per effetto della rotazione terrestre devia verso destra nel nostro emisfero boreale perciò si invortica intorno ai centri di alta pressione seguendo un movimento di fuoriuscita (divergendo) dal nucleo di alta pressione per poter raggiungere l’area di alta pressione andando a convergere. Questa rotazione antioraria è tipica di tutti i centri di bassa pressione, extratropicali ma soprattutto tropicali come gli Uragani, i Cicloni e i Tifoni, questi ultimi sul Pacifico. Negli Uragani del nostro emisfero come ad esempio l’Uragano Katrina, la rotazione è antioraria e l’aria che converge verso il centro della tempesta diverge ad alta quota nel cuore stesso dove, raffreddata per espansione, scende repentinamente verso il basso comprimendosi e formando il cosiddetto “occhio del ciclone”.

Se le correnti ascensionali e discensionali di una cella temporalesca non sono abbastanza forti, le nubi temporalesche possono essere composte da chicchi di ghiaccio minutissimi che sono in grado di sciogliersi nel loro viaggio verso il suolo con temperature sopra lo zero fino a temperature molto positive, per questo il temporale si manifesta attraverso gocce più grandi e soli rovesci di pioggia. La grandine è dovuta a germi di ghiaccio o graupel presenti sulla sommità alta e quindi ghiacciata della nube temporalesca o a forte sviluppo verticale, le quali scendono verso il basso e si aggregano a gocce sopraffuse in forma liquida soltanto allo stato di quiete perciò ghiacciano e aderiscono appena si toccano, come abbiamo già parlato in questo articolo meteo. I temporali frontali che, rispetto ai temporali di calore, possono essere mattutini, diurni e anche notturni, perché sospingono aria calda preesistente o subtropicale verso l’alto mentre l’aria fredda si incunea al di sotto creando vasti sistemi temporaleschi, si presentano spesso molto violenti, autorigeneranti e anche più rapidi. Questi sistemi temporaleschi (spesso supercelle) possono scatenare soprattutto grandinate di grandi dimensioni perché dotati di forti correnti ascensionali e discensionali. Con tali fronti freddi può grandinare anche in assenza di correnti ascendenti e discendenti molto intense, se l’aria fredda è stata già rovesciata al suolo dalle correnti discensionali o se si è montagna dove i piccoli chicchi non si possono sciogliere facilmente durante la caduta, dando luogo a grandine piccola, a volte abbondante, in grado di imbiancare come se fosse neve.

Fonte immagine dell’articolo meteo: www.businessinsider.com/incredible-shelf-cloud-brings-storm-to-australia-2015-11%3famp

Grazie e al prossimo aggiornamento meteo.

rc 

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About Riccardo Cicchetti

Riccardo Cicchetti
Riccardo Cicchetti è nato ad Avezzano il 24/06/1994 e si appassiona di giornalismo e di Meteorologia. Ha iniziato il suo percorso all’Università degli Studi dell’Aquila e si è laureato in Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi. A partire da Maggio 2016 ha avviato la sua collaborazione con il quotidiano online Ilfaro24 come giornalista meteorologico principiante e divulgatore scientifico.