Ricattati, umiliati, vessati. Presi a calci, morsi e graffi.


 

di Alina Di Mattia

Non reagiscono, non denunciano. Eppure sono 4 milioni, ogni anno, gli uomini vittime di violenze fisiche e psicologiche

Un fenomeno sommerso di cui non si discute, oppure di cui si discute troppo poco dinnanzi alla drammaticità dei dati che riguardano la violenza sulle donne. Gli uomini stessi ne parlano con reticenza, consapevoli della modesta credibilità che susciterebbe un argomento considerato ancora tabù.

Il rischio maggiore è che sull’onda di una reale emergenza del fenomeno femminicidio, si sottovaluti la violenza nella sua sostanziale forma, discriminando il genere maschile e violando il principio di uguaglianza della Giustizia.   Dopo otto anni dall’introduzione del reato di stalking con la legge 38/2009 a firma dei ministri Carfagna e Alfano, c’è ancora difficoltà a identificare il fenomeno come violenza di genere e ci separano anni luce dall’approccio del concetto di donna/carnefice e non soltanto quello di donna/vittima. Una donna stalker raramente viene denunciata e spesso se la cava semplicemente con un ammonimento. Colpa di una società tendenzialmente omofoba e di una cultura dominata da stereotipi e pregiudizi legati al concetto di maschio. La cronaca stessa riporta casi di evidente stalking rosa, presupponendo sempre e comunque l’autodifesa del gentil sesso. Eppure la storia del cinema ci insegna quanto possa essere diabolica la vendetta di una donna.

Ne sono illuminanti esempi “M’ama non m’ama” di Laetitia Colombiani, “Inserzione pericolosa” di Barbet Schroeder, “Manuale d’Amore3” di Giovanni Veronesi o il film che ha decisamente sconvolto le nostre coscienze, “Attrazione fatale” di Adrian Lyne. Più fortunato il drammatico personaggio di Tom Sanders in “Rivelazioni di Barry Levinson che, dopo aver rifiutato le avances del suo capo – una perfida Demi Moore –  viene accusato di molestie sessuali. Verrà scagionato dalle accuse soltanto grazie ad una fortuita registrazione che testimonierà la realtà dei fatti. Quanti uomini hanno vissuto l’incubo di Tom Sanders e non hanno avuto la stessa fortuna? Migliaia.

I numeri delle Procure sono inconfutabili. Violenze fisiche, psicologiche ed economiche, denigrazioni, diffamazioni, interferenze che polverizzano inevitabilmente la sfera privata e lavorativa della vittima, danneggiamenti e distruzione dei beni, ripetuti ed insistenti tentativi di contatto tramite telefono o social, attenzioni non gradite, minacce di suicidio per attirare l’attenzione. In un’indagine che raccoglie le diverse forme di violenza attuate dalle donne nei confronti delle loro vittime, c’è una sbalorditiva percentuale del 15,7% di casi in cui compaiono tentativi di folgorazione, spinte dalle scale, mani schiacciate nelle porte.

Chi sono le donne stalker?

Le “Ladies Vendetta” non sono catalogabili in base a status sociale o età anagrafica. L’unico tratto in comune è la presenza del disturbo narcisistico di personalità anche se, come evidenziato dal criminologo J. Reid Meloy, numerose stalkers non sono psicotiche nel momento in cui commettono il reato. E’ la ex non in grado di elaborare il lutto della separazione e spesso non disposta a concedere l’affido condiviso dei figli; la conoscente invidiosa che serba odio per qualcosa che non ha potuto ottenere; l’amica  morbosa e patologicamente dipendente che non accetta la rottura del rapporto d’amicizia; la collega d’ufficio competitiva che scatena il cosiddetto mobbing lavorativo escludendo socialmente la vittima tramite sottili strategie di outgroup; l’aspirante partner che non accetta di essere rifiutata.

La stalker donna mette in atto strategie diaboliche meno eclatanti e più difficili da identificare rispetto a quelle attuate dagli uomini, ma non per questo meno efficaci. Evita tassativamente il contatto fisico consapevole della sua carenza di forza muscolare e, al contrario del genere maschile, lavora con la fantasia usando la sua arma più potente, la violenza psicologica. Costruisce legami affettivi irreali che diventano ossessione, danneggia carriere di colleghe di lavoro, infama la potenziale e spesso inesistente rivale in amore, interferisce nella vita di un familiare fino a rovinare intere relazioni di sangue, distrugge economicamente l’ex. Fabbrica accuse attraverso la  “sindrome da falsa vittimizzazione” di cui si parla nella letteratura scientifica americana: denuncia maltrattamenti, percosse, abusi sessuali, stalking inesistenti e paradossalmente troverà uno stuolo di giudici ed avvocati disposti a credere ad ogni sua lacrima. In  molte separazioni conflittuali viene usata, secondo  la definizione della psicologa Anna Oliverio Ferraris, la cosiddetta “pallottola d’argento”, ovvero la falsa accusa di pedofilia ai danni del marito.

In Italia è stato stimato che nel 92,4% dei casi, le accuse mosse dalla ex risultano inevitabilmente false. Negli Stati Uniti è sufficiente la richiesta di un “restraining order” per liberarsi  del proprio marito e padre dei propri figli in una manciata di poche ore. Solo dopo mesi di indagini e ricorsi, di avvocati e fiumi di denaro spesi e di perizie psicologiche che mettono a dura prova la resistenza dell’uomo/padre/marito, è possibile dimostrare la propria innocenza. Esistono casi di uomini stremati psicologicamente e finanziariamente da cause e ricorsi, che smettono di lottare per non danneggiare ulteriormente i figli e che nel migliore dei casi, ovvero quando non scelgono di suicidarsi, si rifanno una vita altrove.

La soluzione ad una convivenza armoniosa tra i sessi, potrebbe essere racchiusa in questa frase di Barbara Benedettelli, autrice del libro “Il maschicidio silenzioso”:“Riconoscere anche l’uomo come vittima di una donna credo possa aprire la strada verso la vera radice del male che avvelena le relazioni affettive. E che possa anche scardinare un ordine millenario che ci ha divisi e ci ha impedito di essere ciò che siamo davvero, al di là di ogni «abito» sociale più o meno imposto. Se vogliamo prevenire prima ancora che curare e progredire verso una nuova era, partiamo allora da un dato di fatto non politically correct e molto contro corrente: anche gli uomini possono essere vittime delle donne che dicono di amarli.

Alcuni casi di stalker al femminile più eclatanti

IN TEXAS, ANA TRUJILLO UCCIDE  IL PROFESSORE UNIVERSITARIO ALF STEFAN ANDERSON CON 25 COLPI DI TACCO IN FACCIA, IN TESTA E SUL COLLO.

A ROMA, UNA RAGAZZA GIOVANISSIMA AVVELENA IL CANE DEL RAGAZZO CHE L’HA LASCIATA, DÀ FUOCO ALLA SUA AUTO E POI ISCRIVE LA EX SUOCERA SU UN SITO PORNO.

A PESCARA, UNA GIOVANE DONNA PERSEGUITA QUELLA CHE CREDE LA SUA RIVALE IN AMORE CON  AGGRESSIONI VERBALI E FISICHE, ARRIVANDO PERSINO A DISTRIBUIRE VOLANTINI DIFFAMATORI.

A PORTOGRUARO UNA RAGAZZA È COSTRETTA A RICORRERE ALLA POLIZIA PER LIBERARSI DELL’INVADENZA DELLA SUA MIGLIORE AMICA CHE LE STAVA RENDENDO LA VITA UN INFERNO.

IN AMERICA, VERONA POPESCU UCCIDE CON 8 COLTELLATE IL MARITO. POI LO EVIRA E RIPONE I GENITALI  NEL FRIGO.

IN CALABRIA, MARIA MASCETTI UCCIDE IL MARITO CON UNA COLTELLATA ALLA GOLA, GIUSTIFICANDOSI “NON APPREZZAVA I GESTI DI GENTILEZZA CHE GLI RISERVAVO”.

A MILANO, PATRIZIA REGGIANI NON SI RASSEGNA A PERDERE LO STATUS DI SIGNORA GUCCI E ASSOLDA UN SICARIO PER FARE ASSASSINARE L’EX MARITO.

Come difendersi dallo stalking

  • Non parlate con lo stalker e non tentate di mediare in nessun modo. Non rispondete ai messaggi. Evitate ogni contatto con i suoi amici e parenti. Qualsiasi incontro deve avvenire in un luogo pubblico ed affollato e in presenza di testimoni.
  • Informate immediatamente i vostri parenti, amici e colleghi della situazione.
  • Rivolgetevi alle forze dell’ordine se percepite un pericolo.
  • Conservate ogni prova di stalking: lettere, email, messaggi in chat, sms. Compilate dettagliatamente un diario degli incidenti. Fatene due copie e conservatele in luoghi separati.
  • Proteggete i figli da interferenze di ogni tipo. Potrebbe essere buon uso, insegnare loro una “parola d’ordine segreta” che sarà la prova di riconoscimento per eventuali estranei che tenteranno di avvicinarsi a loro.
  • Evitate di lasciare i vostri animali domestici da soli.
  • Conservate i dati sensibili in luogo sicuro.
  • Non tenete computer e cellulari incustoditi. Esistono alcuni programmi nascosti che registrano ogni tasto digitato, ogni parola, ogni password ed ogni attività svolta. E’ sufficiente che lo stalker abbia accesso al vostro dispositivo per attivarli.
  • Mettete in modalità privata i profili sui social network e bloccate qualsiasi elemento di disturbo.
  • Inserite il numero telefonico dello stalker nella block list: lasciare squillare a vuoto il telefono aumenterebbe la sua aggressività.

Per aiuto rivolgetevi con fiducia all’Osservatorio nazionale stalking

Tel. 06.44246573  www.stalking.it  – [email protected]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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