AVVENTURA VERSO LE ISOLE KORNATI


Dall’isola di Vis, attraverso un agitato trasferimento, sino alla suggestiva Marina Frapa di Rogoznica: il giorno 4.

di Andrea Cilli

 

Una delle banchine del porto di Marina Frapa: un oasi per yachts e barche a vela

 

Bisogna dirlo, Marina Frapa di Rogoznica ci era stata ampliamente preannunciata dal capitano: “li attraccheremo, perché credo valga assolutamente la pena di vederla, con il suo bellissimo porto”. In effetti della sosta a Rogoznica conservo forse il ricordo preferito di tutta questa avventura croata. Essa fondamentalmente è un’isola che è stata collegata alla terraferma con un terrapieno artificiale nella seconda metà del XIX secolo. Buona parte dell’isola è coperta da boschi, anche se nella nostra visita non ci siamo per nulla addentrati. Invece nella parte abitata, all’interno della quale abbiamo girovagato di notte, predominano le vecchie case di pietra: dallo stile molto mediterraneo, assolutamente intatte ed abitate così come lo erano ai tempi in cui spesso fungevano da casa vacanza per molti ufficiali dell’ex Jugoslavia. Soprattutto la località Marina Frapa di Rogoznica è conosciuta, come anticipato, per essere uno dei porti più belli e più sicuri e, per questo i naviganti vi attraccano spesso: ubicata nella baia di Soline, è di alta categoria ed offre ben 400 ormeggi! inoltre la sua posizione è assolutamente ideale per muoversi dal porto: sia per fare una passeggiata, recarsi per negozi, bar o ristoranti.

Particolare all’interno del porto di Frapa

 

Ma non voglio saltare pezzi, quindi andiamo per ordine.

Nella mattina del nostro quarto giorno di vacanza (il terzo di navigazione) abbiamo lasciato lo splendido ormeggio in rada all’interno del porto di Vis. “Solita” la routine mattutina pre partenza: il capitano che era sempre tra i primi a svegliarsi, poi tra uno scherzo ed una battuta si metteva su il caffè e poco dopo ci si ritrovava tutti assieme a fare colazione. Ed infine via, per mare: e così anche quella mattina il nostro capitano ha puntato in direzione di un’altra baietta paradisiaca.

 

La forte bora dei giorni precedenti era ormai quasi un ricordo, anche se ad ogni modo durante la navigazione un po’ il vento apparente, un po’ il mare aperto, un po’ l’ora mattutina, rendevano l’aria gradevole ma allo stesso tempo frizzantina. Del resto il bello stava proprio li: da quando si partiva, magari con un golfino indossato, una mezz’ora dopo l’altra si andava poi progressivamente spogliandondosi, fino a restare in costume. Ed in genere il momento in cui si iniziava ufficialmente a morire di caldo, andava puntualmente a coincidere col momento del bagno e dei tuffi. Nulla di diverso quindi anche quel giorno. Sincronia perfetta.

 

Pranzo tutti assieme in rada, le piccole faccendine e un po’ di “bivacco” sotto il sole ed eccoci già a metà pomeriggio. Era arrivato il momento e dunque via, siamo ripartiti: direzione Rogoznica. Durante il trasferimento però, dopo essere partiti con il mare che era un olio ecco che sono iniziate le giostre. Infatti a bordo della nostra ChiaraF ci siamo trovati ad affrontare (andando rigorosamente a vela) un discreto vento ma soprattutto un bel mare agitato: che, come ci ha spiegato poi Paolo, significa tra l’altro onde di 2,5/3 metri. Ed in effetti si ballava, eccome. Però era tutto molto piacevole: era evidente controllo totale che il nostro capitano esercitava sull’imbarcazione e sulle condizioni del mare.

 

Al nostro fianco vedevamo Marina, l’altra barca, governata dal capitano Freddy, beccheggiare un’onda dopo l’altra: sembrava un delfino felice. Qualche coraggioso aveva addirittura scelto di restare sopra la coperta, per godersi appieno quel momento di adrenalina.

Decisamente intenso e piacevole.

 

Marina alle prese con il mare agitato: al timone il capitano Alfredo Mecozzi, Freddy

 

Ma eccolo li il piccolo imprevisto. Di colpo infatti abbiamo visto il nostro tender, sollevarsi sotto una generosa folata di vento ed andare fuori bordo! Fortunatamente era ancorato ad una galloccia (una componente della barca utilizzata per avvolgerci attorno le cime (le barche ne hanno diverse tutt’attorno allo scafo) nel lato di dritta della barca. Tuttavia si ballava parecchio con dei bei “su e giù”, e sembrava che da un momento all’altro stessimo per perdere il nostro tender (che tra l’altro avevo ormai battezzato a mio nuovo letto!). Paolo, calmo ma deciso, ha fatto una sola semplice domanda osservando la scena, “Chi va ad assicurarlo?”. Io mi sono mosso immediatamente, ma alla stessa velocità, un attimo dopo, mi sono reso conto che semplicemente avrei fatto più danno che altro cercando di intervenire. Del resto non solo sapevo fare a mala pena mezzo nodo ma, obiettivamente con quel mare c’era buona probabilità che fuori bordo alla fine, ci fossi finito io invece che il tender. Ma fortunatamente l’equipaggio di ChiaraF aveva un asso nella manica: il nostro amico/esperto marinaio Michele. Prontamente infatti si alzato: ed un passo dopo l’altro, con la barca che beccheggiava davvero tanto e sotto i forti schizzi d’acqua ad aumentare il livello di difficoltà di quella situazione, in un baleno è arrivato a prua. A quel punto, mentre tutti noi lo osservavamo a bocca aperta (tranne il capitano che non si è scomposto nemmeno per un secondo, ma che guardava con sguardo compiaciuto), Michele con uno sforzo ha tirato dentro il tender. Il più sembrava fatto. Adesso però c’era da legarlo per bene: anche in questa fase nessuna esitazione e così, tempo pochi istanti e tra i nostri applausi e grida di incitamento, il nostro amico ha assicurato il gommone ai due lati della battagliola (e voglio sottolineare, a regola d’arte). Per farvi capire quanto si ballasse in quel frangente, noi altri al sicuro nel pozzetto a poppa, avevamo difficoltà anche ad immortalarlo con foto e video, perché comunque non era affatto facile sporgersi anche di poco. Questo è decisamente stato il momento più entusiasmante: e grandissimo onore a Michele, il quale ha dimostrato di essere non solo un fenomeno di teoria della vela (credetemi, la sa davvero lunga!), bensì anche della pratica.

Il nostro capitano Paolo Cegna che timona con mare agitato e ChiaraF in sbandata

Arrivati al porto il vento è calato di colpo, ma la corrente restava comunque molto forte. Contrastando la forte deriva con motore a tutta birra, per il nostro capitano è stato un gioco da ragazzi manovrare, fare retromarcia ed attraccare a terra ferma la nostra ChiaraF.

Io ho dato il mio piccolo contributo: ho lanciato la cima all’omino addetto a far assicurare le barche al corpo morto (in pratica il paletto attorno a cui si avvolge la cima di una barca, per assicurarla), recuperandola poi dall’acqua (come da corretta procedura) con un bastone dotato di gancio chiamato “mezzo marinaio”: e come ogni volta che riuscivo a completare un piccolo compito assegnatomi, anche in quel frangente mi sono sentito un mezzo marinaio! (battuta pessima, lo so)

 

Nel frattempo si erano fatte le 19 circa. A terra è (ri)partita la bella vita: doccia in marina, aperitivo, foto di gruppo. Poi, via tutti a spasso per Frapa di Rogoznica, diretti in un bel ristorante dove abbiamo cenato assieme all’altro equipaggio. Il nome sinceramente non lo ricordo, però abbiamo mangiato veramente bene. Io e il capitano abbiamo optato per dell’ottima carne (in Croazia infatti, oltre che del pesce ottimo, si può trovare anche della carne eccezionale. L’unico rimorso che mi porto dietro è di non aver assaggiato il celebre “maialino croato”: anche se per quanto ho avuto modo di capire, esso non era un alimento tipico delle zone presso le quali abbiamo fatto tappa; certamente lo farò nella mia prossima avventura croata).  Faccio notare inoltre che, grazie al fatto che in Croazia la vita costa in media un po’ meno, per quella cena ritengo che il conto pagato sia stato davvero molto conveniente: magari guardando il costo a persona potrebbe non notarsi, ma vi assicuro che su quella tavola c’era davvero tanto cibo e, di grande qualità.

 

 

Passeggiata di collegamento all’interno del porto di Rogoznica: prospettiva in notturna

A conclusione della serata, una bella passeggiata mano nella mano con la mia marinaretta. Poi però il sonno ha iniziato a fare breccia su di noi: un po’ perché si erano fatte ormai le due, un po’ perché la serata aveva avuto un generoso tasso alcolico. Ed elemento costante quando si va in barca, il mare rilassa ma allo stesso tempo dona una salutare stanchezza a fine giornata. Fatto sta che in quella mite notte croata, abbiamo fatto ritorno sulla nostra ChiaraF:  sacchi a pelo e via un’altra notte sotto le stelle, sul tender. Anzi meglio, sul tender salvato dal nostro eroe di giornata: Michele.

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