Sospiri: “Gli indendi sono riconducibili ad un attacco paramilitare”


“L’emergenza incendi che sta vivendo l’Abruzzo è riconducibile non all’azione di 4 sconsiderati, ma a un attacco paramilitare in cui chi innesca i roghi sa dove agire, segue le condizioni meteorologiche ed è ben attrezzato. Tuttavia oggi vogliamo sapere se la Regione Abruzzo abbia o meno messo in campo tutte le misure utili a prevenire la tragedia immane che stiamo vivendo. Già il 13 giugno scorso il Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni aveva scritto ai Presidenti di tutte le Regioni, Abruzzo compreso, raccomandando l’adozione di misure di contrasto efficaci a fronte di un rischio incendi molto elevato, ricordando la prolungata siccità e lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato. Oggi vogliamo sapere se il Governatore ha dato seguito a quella lettera, che è dirimente, con l’elenco delle cose fatte, oppure se ha ignorato un documento che oggi diventa una fosca previsione sull’Abruzzo”. Lo ha detto il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri nel corso della conferenza stampa odierna convocata con i vertici dell’Associazione ‘Ambiente è/eVita’, il segretario regionale Patrizio Schiazza e il Presidente Benigno D’Orazio, i quali hanno presentato il primo drammatico bilancio dei roghi che stanno devastando l’Abruzzo dalla metà di agosto.

 

“L’Abruzzo sta vivendo una tragedia mondiale con la distruzione del Parco Nazionale della Maiella e del Gran Sasso, parliamo di un danno inestimabile sotto ogni punto di vista e noi oggi pretendiamo di sapere se è stato fatto tutto il possibile sul piano della prevenzione. La devastazione cui stiamo assistendo era imprevedibile? Io dico di no – ha detto il capogruppo Sospiri -. Il 13 giugno 2017 la Protezione Civile Nazionale, con il presidente Gentiloni, scrive a tutti i Governatori delle Regioni italiane e invia sei pagine fitte di raccomandazioni di azioni da attuare in vista del periodo estivo per prevenire gli incendi. Innanzitutto ricorda che il 2017 è stato un anno di particolare siccità, che aumenta chiaramente il rischio incendi, e poi ricorda che, a differenza dello scorso anno, non abbiamo più l’esperienza, il supporto e la vigilanza del Corpo Forestale dello Stato, altra scelta scellerata del Governo Pd, e quindi raccomanda ai Presidenti di organizzarsi per tempo attraverso strumenti e risorse adeguate ad affrontare le emergenze. Oggi spulciando quell’elenco vogliamo sapere se il Governatore D’Alfonso ha tenuto conto di quel documento, ossia è stato istituito lo scambio di informazioni sistematico tra enti regionali, comunità locali e protezione civile? È stato emanato un bollettino incendi previsto dal Decreto ministeriale del 20 dicembre 2001? È stata condotta un’opera di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni locali anche a tutela delle infrastrutture pubbliche? Sono state supportate le amministrazioni locali con l’istituzione del catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco? Mancando la Forestale, sono state attivate con le altre Forze dell’Ordine i controlli di prevenzione all’interno dei Parchi e dei boschi? Sono state predisposte le squadre di sorveglianza, vigilanza e presidio del territorio anche con il coinvolgimento dei volontari? È stata fatta la revisione del Piano regionale per la lotta attiva contro gli incendi? È stato garantito il raccordo tra il Piano regionale e i Piani per i Parchi nazionali e le riserve naturali? Sono stati predisposti i dispositivi regionali antincendio per fronteggiare la prima risposta di contenimento dei roghi boschivi? Sono stati formati gli operatori antincendio boschivi? È stato effettuato il gemellaggio con altre Regioni limitrofe, come sollecitato da Gentiloni, per un veloce scambio di conoscenze, esperienze, mezzi e attrezzature? A queste domande dovrà rispondere il Governatore D’Alfonso, ricordando che ha avuto tempo e modo per legiferare sul tema e richiedere più mezzi o risorse, visto che il Consiglio regionale si è riunito sino all’11 agosto, quando già c’era stato l’incendio al Parco del Gran Sasso, e proprio l’11 agosto abbiamo approvato lo stanziamento di 400mila euro per la Protezione Civile, forse ne occorrevano 4milioni di euro. Io ritengo – ha proseguito il Capogruppo Sospiri – che le responsabilità della Regione siano evidenti e chiediamo di verificare in tutte le sedi se quanto sollecitato dal Governo romano nella lettera del 13 giugno sia stato ottemperato andando in fondo alle eventuali responsabilità. Infine, scopriamo che evidentemente ci sono dei marziani atterrati nella nostra regione: ci sono infatti dei Presidenti e dei Comitati di Gestione del Parco Nazionale del Gran Sasso e della Maiella, che nella vita dovrebbero occuparsi solo della tutela del creato da loro amministrato, e invece non mi pare che abbiano organizzato un efficace servizio di controllo e di prevenzione. Addirittura il Presidente del Parco della Maiella ha detto di ‘non essere stato coinvolto’? Ma da chi doveva essere coinvolto? Ma si è accorto che è andato a fuoco un Parco Nazionale? Io credo che i Presidenti dei due Parchi si debbano dimettere e dobbiamo capire se abbiamo ancora l’assessore regionale ai Parchi visto che è andato tutto in fumo e ancora oggi non vedo convocato un Tavolo, né una riunione d’emergenza per affrontare il disastro. Ci sono delle enormi responsabilità in chi ha trasformato i Parchi in un inutile orpello utili solo per le campagne elettorali e per dare qualche premio letterario”. “Ora dobbiamo agire affinchè il disastro ambientale cui stiamo tuttora assistendo non si ripeta mai più – ha detto il presidente dell’Associazione D’Orazio -, innanzitutto attraverso l’inasprimento delle pene per chi innesca un rogo in funzione del disvalore sociale e del danno al patrimonio arrecati: in Abruzzo è chiaro che non c’è stata una partecipazione ‘naturale’ visto che l’autocombustione non esiste, ma c’è un’azione colposa e dolosa dell’uomo. Evidentemente 4 anni di carcere non bastano più, bisogna prevedere almeno condanne a 10 anni, anche su chi specula sugli incendi e sull’antincendio. Poi dobbiamo formare una nuova generazione con una diversa cultura ambientale istituendo già nelle scuole l’obbligo all’educazione ambientale”. A dare i primi numeri del disastro ambientale in Abruzzo è stato il Segretario Schiazza, supportato dal dottor Giuseppe Pomposo, della Res Gea, spin off del Dipartimento di Geologia dell’Università ‘D’Annunzio’, e la dottoressa Silvia Di Paolo, Coordinatrice della Segreteria scientifica dell’Associazione. “Abbiamo creato e attivato una piattaforma diagnostica e conservativa del territorio attraverso cui abbiamo monitorato gli incendi dal primo giugno a oggi, per quantificare gli ettari di bosco che bruciavano e la classificazione delle specie vegetative perse, una piattaforma aggiornabile attraverso i satelliti – ha spiegato Schiazza -, utile per individuare i focolai d’innesco, per calcolare l’implementazione del disastro e del rischio idrogeologico conseguente, soprattutto quando l’incendio è vicino a infrastrutture pubbliche come la Ferrovia Sulmona-L’Aquila e i risultati raccolti sono spaventosi. A Campo Imperatore sono stati carbonizzati 390 ettari di bosco con l’emissione di 20mila tonnellate di CO2, corrispondenti a un’auto a diesel che percorre 3.247 chilometri due volte, cioè l’Italia da nord a sud. Sul Morrone, sino a questo momento, sono bruciati 2.082 ettari di bosco, con l’emissione di 404mila tonnellate di CO2: oggi servirebbero 7mila ettari di bosco, gestito in modo sostenibile, per compensare tale emissione, ma pensiamo che Città del Vaticano si estende su 44 ettari per capire di quali misure parliamo. Per questo oggi noi chiameremo tutte le Aziende abruzzesi per chiedere di partecipare al progetto ‘Adotta un bosco’, ovvero investire per il recupero di quanto distrutto, per la realizzazione delle linee tagliafuoco, per implementare la capacità di assorbimento di C02, e invece diciamo no al rimboschimento che è una minaccia a favore di chi vuole rincendiare. Inoltre presenteremo un disegno di legge per avviare il ‘Contratto di Foresta’ al fine di coinvolgere chi vive nel territorio attraverso un’educazione ambientale mirata, ricordando che simili tragedie non si risolvono con il ‘Governo delle relazioni’ del Governatore D’Alfonso che chiama Roma per farsi prestare due Canadair per qualche ora come un favore personale. Occorre agire con il ‘Governo dei Fatti’ restituendo all’Abruzzo la sua vecchia flotta aerea, con il ripristino delle vecchie strade interpoderali, che sono linee tagliafuoco naturali. Infine chiederemo udienza alla Terza Commissione regionale per discutere del disastro Abruzzo”. “Le immagini satellitari – hanno aggiunto Pomposo e Di Paolo – ci hanno permesso di seguire l’escalation degli incendi: il 19 agosto, nell’abitato di Pacentro, alle ore 12, spuntano due inneschi, due inizi di focolai piazzati a mezza costa sul versante estremamente ripido della montagna, molto distanti dalla strada, in una posizione tale che il fuoco si sarebbe visto solo quando ormai l’incendio era già divampato. Dal 31 maggio al 29 agosto abbiamo avuto 90 eventi incendiari, sul Morrone un terzo di quelli calcolati, con la distruzione di decine di specie vegetative, conifere, faggete, aree di pascolo. Oggi va adottata una gestione sostenibile delle aree boschive rimaste per riassorbire l’enorme quantità di CO2 emessa, e va fatto subito perché è chiaro che la distruzione di quei boschi determinerà gravi problemi di resistenza idrogeologica nel prossimo inverno”.

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