TEORIA GENDER NELLE SCUOLE: ISTRUZIONI PER L’USO


 

“La proposta di risoluzione avanzata dalla Commissione Consiliare, che mira ad impedire un eventuale indottrinamento nelle scuole sulla teoria gender, appare offensiva, fuorviante e frutto soltanto di una strumentalizzazione che tira in ballo la scuola”.

Questo il commento dell’assessore all’Istruzione Marinella Sclocco in seguito della votazione in Commissione consiliare sulla risoluzione che ha visto come primo firmatario Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia.

La risoluzione è stata largamente approvata in quarta commissione regionale (Sanità) con il solo voto contrario di M5S ed impegna il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, a sottoscrivere un apposito protocollo con l’Ufficio scolastico regionale al fine di sancire il divieto di insegnamento della “Teoria del Gender” nelle scuole.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

La risposta, inequivocabile, arriva dal MIUR, che ha chiarito alcuni punti dell’art.1 L.107/2015, che parla di inserimento nel POF, il piano di offerta formativa, dell’educazione alla parità fra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di ogni forma di discriminazione.

In realtà, più che di “Gender” la Buona Scuola parla di “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, ossia di insegnare nelle scuole a rispettare gli altri attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, contro la violenza sulle donne, quella domestica e ogni forma di stereotipo.

 

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