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BRACCO: CASTELDACCIA UN AMMONIMENTO, “NO A MEGALÒ 2″


Lei, prima o poi, si riprende ciò che in origine era suo. La stiamo torturando e stuprando da decenni e quando meno ce lo aspettiamo, tutto il suo vigore viene fuori spazzando via ogni cosa che lei reputa inopportuna. Si riappropria, legittimamente, di ciò che per bramosia di piacere e potere l’uomo le ha sottratto. In primissimo luogo i suoi spazi. L’eco dell’immane tragedia accaduta a Casteldaccia, nel Palermitano, non deve affievolirsi con lo spegnersi dei riflettori. Anche l’Abruzzo si sta sgretolando. Giorno dopo giorno. Inesorabilmente. Oramai è un come un motore avviato che non si può arrestare. Continua a macinare giri su giri. E’ un fenomeno che si può contenere o quantomeno attenuare? Sì, a patto che ci si renda conto una volta per tutte che noi, della natura, siamo ospiti e non viceversa. Con lei non si scende a patti. O la si rispetta tout court oppure la partita è persa in partenza. Non esistono compromessi. Mai. Giuseppe, due giorni fa, era sdraiato accanto alle bare dei suoi due figli e della donna alla quale aveva giurato amore eterno. Inconsolabile. Il suo viso era l’immagine del dolore più atroce. Un dolore che in quegli istanti aveva preso vita e lo stava dilaniando. Immagini che hanno sferzato l’anima di ognuno di noi. Rachele era nata l’anno scorso. Ora è un angelo. Strappata alla vita perché la villetta dentro la quale si trovava insieme alla sua famiglia era abusiva e doveva già non esistere più da ben sei anni. E invece era ancora lì. Grande, accogliente, portatrice di quell’arroganza borghese per la quale le regole non esistono. Perché il dio che comanda è uno e uno solo: la bella vita, il piacere, il potere, il fare ciò che si vuole senza limite alcuno. Schiavi della propria idea di libertà onnipotente che tutto può e tutto fa. Fino a quando però lei, la natura, ristabilisce le regole del gioco ma soprattutto mette in chiaro chi è il comandante e chi il comandato. Con tutte le conseguenze del caso. Conseguenze nefaste. Dolori terribili e lancinanti. Vite innocenti spezzate che fanno implodere l’esistenza di chi è miracolosamente scampato alla resa dei conti. A Chieti, già il fatto di avere anni fa edificato il centro commerciale Megalò è stato un errore imperdonabile. In non poche occasioni, a causa di piogge incessanti e torrenziali, lo stesso Megalò è stato evacuato per via del rischio esondazione del fiume Pescara. Da diverso tempo, ‘menti illuminate’ stanno elaborando la nascita di Megalò 2. L’area geografica è sempre la medesima. Gli attori protagonisti che hanno la precedenza sono sempre gli stessi ossia il denaro e il business. Tutto il resto, incolumità pubblica compresa, passa in secondo piano. Dal Vajont del 63 fino a Casteldaccia di pochi giorni fa, la storia della nostra meravigliosa ma travagliata Italia è costellata da tragedie la cui causa non può che essere l’agire arrogante dell’uomo. Megalò 2 non deve nascere. Le immagini strazianti di Giuseppe che non voleva allontanarsi dalle bare dei figli e della moglie possano avere la forza di entrare nei cervelli di coloro i quali, oggi con il potere in mano, hanno il desiderio di andare contronatura per realizzare opere che invece non devono trovare vita. Perché la natura non si può dominare né, di essa, ci si può servire. Lei ci aspetta al varco”.

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