IL BRACCONAGGIO IN ITALIA MOLTO DIFFUSO, LA LIPU ONLUS DENUNCIA


ANCHE NELLA NOSTRA REGIONE PURTROPPO DIVERSI I CASI DI BRACCONAGGIO

In alcune zone, del territorio nazionale, il fenomeno del bracconaggio e della caccia illegale è così diffuso e radicato che si puo’ addirittura disegnare una mappa del bracconaggio in Italia.

Ogni zona ha sviluppato un diverso tipo di bracconaggio, rivolto a specie differenti. Ecco la mappa degli hot spots del bracconaggio in Italia:

Le Valli del bresciano e del bergamasco

Nelle valli del bergamasco e del bresciano il problema del bracconaggio riguarda sopratutto i piccoli uccelli, passeriformi protetti come pettirossi, cince, merli, usignoli, e tante altre specie. Vengono catturati con dei veri e propri strumenti di tortura chiamati archetti, che spezzano le zampe agli uccellini mantenendoli però integri in modo da essere utilizzati nel piatto tipico della Polenta e Osei.;

Il Basso Sulcis in Sardegna

In provincia di Cagliari ogni anno tra i 300.000 e i 600.000 pettirossi, merli e tordi sono cacciati illegalmente con reti e trappole. Gli animali catturati, sono venduti ai ristoranti della zona per la preparazione delle cosiddette “grive”, gli spiedini di uccelli.

Lo Stretto di Messina

Lo Stretto di Messina è il punto di passaggio di tantissimi uccelli migratori come Falchi e Cicogne di ritorno dall’Africa. Purtroppo ad attenderli, ogni primavera, ci sono centinaia di bracconieri che sparano a questi bellissimi volatili uccidendone a centinaia. Il Falco Pecchiaiolo (chiamato Adorno nel dialetto locale) è vittima della violenza dei bracconieri a causa di una stupida superstizione. Si pensa infatti che appendere un falco in casa salvi dal tradimento e dall’infedeltà coniugale.

Parco Nazionale D’Abruzzo ed il parco del Gran Sasso

Da questo fenomeno cosi’ brutto, ed altrettanto radicato non è da escludere la nostra bella regione. Diversi i casi, con denunce, nelle nostre zone, nel 2014, nel 2017, lo scorso Dicembre. Ultimo fra tutti, che offende il genere umano quello di oggi nella zona di Introdacqua. nel 2017 addirittura la nostra regione ha avuto la maglia nera tra tutte le regioni per gli animali trovati morti, a causa dei bracconieri. Oltre alla LIPU, anche il WWF Abruzzo denuncia questa piaga e lo scarso controllo sul territorio.

Le Isole tirreniche (arcipelago ponziano e campano)

Le isole di Lazio e Campania sono posti importantissimi per la migrazione dei piccoli e grandi uccelli che qui si fermano per ristorarsi nel corso delle lunghe tratte in mare. I bracconieri catturano illegalmente i passeriformi in migrazione per mangiarli. Anche quaglie e tortore sono uccise illegalmente. Sull’isola di Ischia in particolare sono centinaia i piccoli uccellini catturati con le trappole artigianali. Anche i Falchi vengono abbattuti per essere esibiti come macabri trofei.

Le Isole circumsiciliane

Anche nelle Isole attorno alla Sicilia si catturano e si abbattono con mezzi non consentiti passeriformi in migrazione, quaglie e tortore in primavera, si abbattono inoltre rapaci in migrazione per puro divertimento. Un caso particolare è quello dell’Acquila del Bonelli di cui esistono pochissime coppie. In Sicilia ogni anno in primavera i bracconieri si appostano per rubarne i piccoli e venderli al mercato illegale per ragioni legate al collezionismo di animali selvatici. Un’aquila può valere anche 15.000€.

Le Zone umide del Delta del Po

Sul Delta del Po’ il bracconaggio riguarda l’abbattimento di uccelli acquatici con mezzi non consentiti e l’abbattimento di specie protette. Gli animali sono utilizzati per consumo gastronomico personale o abbattuti per puro divertimento.

Le Zone umide della Puglia

In Puglia i bracconieri uccidono diverse specie di uccelli, molti dei quali protetti, con mezzi non consentiti e abbattimento di specie protette. Gli animali sono utilizzati per consumo gastronomico personale o uccisi per puro divertimento.

Le Zone umide del Litorale Domitio

Sul litorale domitio ogni anno sono abbattuti uccelli acquatici con mezzi non consentiti. Inoltre si pratica la caccia in primavera (ovviamente illegale). Gli animali uccisi sono utilizzati per consumo gastronomico personale o abbattuti per puro divertimento. In questa zona è forte la presenza della criminalità organizzata che gestisce diversi appostamenti fissi abusivi.

Quello che manca sul nostro territorio, e su tutta la penisola è un controllo costante dei territori, un monitoraggio continuo e soprattutto pene piu’ severe. Ma dobbiamo anche evidenziare che in molte regioni si ha l’antica cultura della preda, quando il cibo non c’era e si doveva cercare, per necessità, qualcosa da mangiare, ma oggi di viveri ce ne sono, ma purtroppo resta la crudeltà di quell’essere che di umano ha ben poco.

dati LIPU e WWF Abruzzo

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