Italiani brava gente. Poesia di Marco Cinque


Dov’è quel Dio che preghiamo
ogni giorno con lingua biforcuta
dove le nostre chiese che dovrebbero
vomitarci per la nostra disumanità
dove le svergognate menzogne
ripetute fino allo sfinimento

e i nostri lussi accumulati
costruiti sugli abissi degli ultimi
e i nostri conflitti & profitti
trasformati in arma da puntare
sulle nostre stesse tempie

noi, ridotti a cani rabbiosi
che s’azzannano l’un l’altro
prigionieri di una cecità
dove stuprare la vita altrui
è l’unico modo per emergere

noi che masturbiamo parole d’inganno
trasformandole in dottrina
noi che in ogni sconfitta vediamo
un nuovo nemico da abbattere
perdendo braccia e gambe
e rinunciando al pensiero
quando questo diventa verità
(scomoda, insostenibile verità)

così gli assassini dal vestito buono
hanno deciso che gli ultimi saranno
gli assassini di quelli più in basso
e i superstiti degli sterminati
si uccideranno con quelli più in fondo
in un vortice d’obbedienza cieca
come adoratori della più crudele idiozia

noi, corrotti e corruttori
siamo il ritratto dell’umano fallimento
e quelli che hanno disegnato
il nostro volto così disumano
vinceranno il Nobel per il raggiro

ma continueremo ancora
come una genesi d’imbecilli
a seguirli e a pregarli
come fossero la voce di Dio

Che l’Africa intera ci invada
allora, e ci butti tutti in mare
e che il mare stesso infine
ci respinga come meritiamo.

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