LE ESECUZIONI DI MASSA AD ASCHWITZ-BIRKENAU


Filip Müller era un prigioniero adibito alla pulizia delle camere a gas ed alla distruzione dei corpi nei forni. Nel 1987, fu intervistato dal regista francese Claude Lanzmann, durante la realizzazione del film documentario Shoah.

R. [Risposta di Filip Müller – n.d.r.] Prima di ogni “trattamento col gas” le SS prendevano delle misure molto rigide. Il crematorio era circondato da un cordone di SS e i loro uomini occupavano in gran numero il cortile con cani e mitragliatrici.

Sulla destra c’erano le scale che portavano allo spogliatoio sotterraneo. A Birkenau c’erano quattro crematori, i crematori II e III, IV e V. I crematori II e III erano identici. Nei crematori II e III lo spogliatoio e la camera a gas si trovavano nel sotterraneo. Un grande spogliatoio di circa 280 metri quadrati e una grande camera a gas dove si potevano gassare fino a tremila persone alla volta [dettaglio inesatto; la capacità massima era minore, anche se superiore alle 1500 persone – n.d.r.]. I crematori IV e V contenevano tre camere a gas: la loro capacità globale era fra le milleottocento e le due mila persone al massimo [dettaglio inesatto; la capacità massima era minore, di circa 1000-1200 persone – n.d.r.].

Le persone, mentre si avvicinavano al crematorio, vedevano tutto… quella violenza terribile, il terreno interamente circondato da SS in armi, i cani che abbaiavano, le mitragliatrici.

Tutti sospettavano… soprattutto gli ebrei polacchi. Erano certo animati da neri presentimenti… Ma nessuno di loro, nei suoi incubi peggiori, avrebbe potuto immaginare che fra tre o quattro ore sarebbe stato ridotto in cenere.

Quando entravano nello spogliatoio appariva loro un vero e proprio Centro Internazionale di informazione. Ai muri erano fissati dei ganci, ognuno dei quali portava un numero. Sotto, delle panche di legno perché la gente potesse spogliarsi “più comodamente”, come quelli dicevano. E sui numerosi pilastri di sostegno di quello spogliatoio sotterraneo erano affissi degli slogan in tutte le lingue: “Sii pulito!”, “Morte ai pidocchi”, “Lavati!”, “Verso la sala di disinfezione”. Tutte quelle scritte avevano l’unico scopo di attirare verso la camera a gas le persone già svestite. E sulla sinistra, perpendicolarmente, la camera a gas, munita di una porta massiccia.

Nei crematori II e III, le cosiddette “SS addette alla disinfezione” introducevano i cristalli di gas Zyclon dal soffitto, e nei crematori IV e V da aperture laterali.

Con cinque o sei cassette di gas uccidevano duemila persone. Gli “addetti alla disinfezione” arrivavano in un veicolo segnato da una croce rossa e scortavano le colonne per far loro credere che li accompagnavano al bagno. Ma in realtà la croce rossa non era che finzione; essa mascherava le cassette di Zyclon e i martelli per aprirle.

La morte per gas durava da dieci a quindici minuti. Il momento più terribile era l’apertura della camera a gas, quella visione intollerabile: le persone, schiacciate come basalto, blocchi compatti di pietra. Come crollavano fuori delle camere a gas! L’ho visto parecchie volte. Ed era la cosa più penosa di tutte. A questa non ci si abituava mai. Era impossibile.

D. [Domanda di Claude Lanzmann – n.d.r.] Impossibile.

R. Sì. Bisogna immaginare: il gas, quando cominciava ad agire, si propagava dal basso in alto. E nella lotta spaventosa che allora si scatenava – perché era una lotta – nelle camere a gas toglievano la luce, era buio, non ci si vedeva, e i più forti volevano sempre salire, salire più in alto. Certamente sentivano che più si saliva meno mancava l’aria, meglio si poteva respirare. Si scatenava una battaglia. E nello stesso tempo quasi tutti si precipitavano verso la porta. Era un fatto psicologico, la porta era lì… ci si avventavano, come per istinto. Irreprimibile istinto in quella lotta contro la morte. Ed è per questo che i bambini e i più deboli, i vecchi, si trovavano sotto gli altri. E i più forti sopra. In quella lotta di morte il padre non sapeva più che suo figlio era lì, sotto di lui.

D. E quando si aprivano le porte…?

R. Cadevano… cadevano come un blocco di pietra… una valanga di grossi blocchi che cadono da un camion. E dove era stato versato il Zyclon, era vuoto. Nel posto dei cristalli non c’era nessuno. Sì. Tutto uno spazio vuoto. Evidentemente le vittime sentivano che in quel punto il Zyclon agiva di più. Le persone erano… erano ferite, perché nel buio avveniva una mischia, si dibattevano, lottavano. Sporchi, insozzati, sanguinanti dalle orecchie, dal naso. […] Era atroce da vedere. Ed era la cosa più difficile.

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About Ivan Cicchetti

Ivan Cicchetti
Nasce a Roma nel 1978, scrittore, poeta, novellista e librettista teatrale. Nel 2008 e nel 2009 è stato responsabile della sala stampa della mostra internazionale AQUILA ANTIQUA a L'Aquila. E' stato collaboratore di diverse testate giornalistiche abruzzesi. Attualmente resp. sala stampa del Talent ONLY FOR NUMBER ONES.Da Settembre 2017 collabora come giornalista con la testata IL FARO 24 NEWS