Turista drogata e stuprata a Sorrento. Potrebbe non essere l’unica


10 piccoli italiani. 10 piccoli infami.
10 giovani impiegati dell’Hotel Alimuri  – hotel di lusso a Meta di Sorrento, in cui mai ci si potrebbe sentire in pericolo – stuprano a turno una signora inglese dopo averla drogata e stordita sciogliendole una z-drug, la cosiddetta droga dello stupro, in un drink.
La donna, consapevole che qui in Italia non avrebbe trovato Giustizia, torna immediatamente a Kent, nella sua città. Denuncia la violenza subita e si sottopone a diversi esami medico-legali per rilevare il DNA degli stupratori, permettendo agli inquirenti di risalire agli aguzzini.

Sul sito dell’hotel intanto, appaiono diversi commenti di utenti che lamentano comportamenti sgradevoli dei camerieri. Qualcuno racconta anche di aver assistito ad un rapporto sessuale tra un cameriere ed una cliente, qualcun altro di aver subito imbarazzanti avances da qualche barman.  Invece di intervenire prontamente, la Direzione dell’hotel rimuove i commenti (e un gran da fare si sta dando in queste ore per fermare la gogna mediatica) ed ignora l’accaduto.

Indaga per noi l’Inghilterra (che bella figura) e a due anni di distanza vengono fuori terribili dettagli. Viene scoperta anche una chat suWhatsapp, “Cattive abitudini“, in cui gli “omignoli” si vantano del terribile misfatto. L’hotel, nel frattempo, si costituisce parte civile contro gli indagati.

Antonino Miniero, Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio e Ciro Francesco D’Antonio. Ne mancano cinque all’appello ma vorremmo conoscere anche i nomi dei genitori, grazie.
Perché da genitori perbene non nascono dei balordi. E perché i parenti, pur di difenderli, stanno mettendo in discussione la versione della turista britannica, nonostante un chat indifendibile, nonostante il volto atterrito della donna che appare sulle foto scattate durante la violenza sessuale.

Generazione degenerata, cresciuta a Grand Theft e YouPorn. Cosa aspettarsi? Siamo onesti: venti, trent’anni fa, una cosa del genere non sarebbe mai accaduta.

E alle signorine 2.0 che voltano la faccia dall’altra parte del drink appena servito, magari per farsi un selfie, un avviso: può succedere a chiunque. Se è accaduto in un hotel di lusso, luogo in cui i clienti dovrebbero essere tutelati, può accadere anche al bar, in discoteca, in un locale. Ovunque e con chiunque. Diffidate delle facce da bravi ragazzi. Anche questi, guardateli, sembrano innocui.
State in allerta. Il mondo è pieno di stronzi con gli ormoni a palla, anche italiani, anche in Italia.
E in Italia, la Giustizia commette un fallo dopo un altro. Appunto.


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About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile di produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di scrittrice freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo diverse pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". E' tra i vincitori del Premio giornalistico Angelo Maria Palmieri 2018.

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