AVEZZANO. NOVE ORE IN AUTO DAVANTI AL PRIMO SOCCORSO:”ORA È IL MOMENTO DI ESSERE PAZIENTI, RISPETTIAMO SANITARI E VOLONTARI “


Riportiamo il bellissimo post di un cittadino marsicano

NOVE ORE AL PRONTO SOCCORSO …

Nove ore trascorse davanti al pronto soccorso seduto al chiuso dell’auto. In altre occasioni forse mi sarei incazzato di brutto, ma non oggi, non in questo momento. Capisco la situazione, mi siedo in auto e aspetto pazientemente senza aprire bocca. La situazione è già abbastanza tesa di suo. Il pronto soccorso è blindato, nessuno entra, neanche in sala di aspetto; solo i pazienti e solo casi gravi che comunque prima di entrare sono sottoposti al controllo della temperatura, familiari e accompagnatori attendono fuori sul piazzale, con molta compostezza, ognuno con la sua mascherina e i guanti in lattice. La protezione civile sta montando un’altro tendone molto grande …il quarto. È probabile che si aspettano il peggio. Continuamente operatori sanitari passano bardati di tutto punto, che sembrano indossare tute da astronauta con una pompa sulle spalle simile a quella usata per spruzzare il ramato nelle vigne … spruzzano disinfettante ovunque anche sugli abiti degli autisti delle autoambulanze di rientro. Moltissime le autoambulanze;un continuo via vai di autoambulanze, che scendono pazienti che vengono accompagnati su per la scala che conduce direttamente al primo piano in cui sono sottoposti coloro che arrivano con sintomi da COVID-19. Non è il mio caso comunque; mia madre, anche se la sua situazione non è certamente migliore, non risulta positiva ai vari test effettuati per vedere se è contagiata. Medici e infermieri sono sempre in continuo movimento; stanchi che gli si legge in viso ma sempre molto gentili nelle risposte alle domande ovvie e qualche volta irritanti di certe persone che invece meriterebbero come risposta un sonoro vaffanculo. Dopo nove ore, e tutti gli esami di prassi effettuati, mia madre viene portata su al terzo piano … la situazione non è splendida ce lo dicono chiaramente, io ne sono consapevole; arrivata alla soglia dei novant’anni, dopo aver lottato come una tigre tutta una vita, evidentemente anche lei è stanca. Molto stanca e la mente sempre meno lucida. So che quanto prima si lascerà andare … so che io non riuscirò a farmene una ragione, e che mi mancherà più di quanto le parole possano descriverlo … ma cercherò di andare avanti grazie alla sua forza e a quella di mia moglie che in tutto questo tempo ha usato amore e accortezza verso di lei come fosse sua madre.

Scusate lo sfogo notturno.

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