Capistrello. Il Sindaco Ciciotti: “Le sentenze le emette il giudice e non il querelante”


Si è tenuta stamani, presso il Tribunale di Avezzano, l’udienza che ha visto fronteggiarsi l’attuale sindaco di Capistrello,Francesco Ciciotti, accusato del reato di ingiuria (Art. 594 del c.p.), assieme agli ex consiglieri di minoranza Di Cintio  e Pizzi, e l’ex primo cittadino del Comune marsicano stesso, Antonino Lusi, assieme alla sua giunta di allora. Ciciotti: «Se un giudizio di mera critica politica può costituire un reato penale, allora siamo arrivati davvero alla frutta del dialogo sulla cosa pubblica».

Un decreto di citazione a giudizio viziato nella forma, poiché «evidentemente lacunoso ed incompleto», ha fatto sì che il giudice Venturini, stamani, non si sia pronunciato in merito alla sentenza circa la ‘battaglia’ giudiziaria a suon di parole che ha visto fronteggiarsi stamani, nell’aula del Tribunale della città di Avezzano, l’attuale primo cittadino di Capistrello, Francesco Ciciotti e l’ex sindaco dello stesso paese marsicano, Antonino Lusi, assieme alla sua Giunta di allora. I giochi giudiziari, quindi, si sono fermati poiché ‘viziati’, ma non si sono fermati i giochi politici. Quando la politica, di fatti, finisce in Tribunale, sia per colpe effettive sia per colpe fittizie, presunte o meramente ipotizzate, qualcosa muore nel senso civico di una comunità.

Ma uno scontro politico, può finire in Tribunale? «Essere condannato, – ha commentato Ciciotti – dal proprio accusatore, prima della sentenza del Tribunale, risulta essere un’ulteriore sceneggiata mossa dal consigliere di minoranza Piacente, come dimostrato stamane nell’aula di Tribunale stessa. Le accuse della fantasiosa querela per ingiuria, depennata come reato, basate su una semplice contestazione politica e pronunciate durante un Consiglio comunale di quattro anni fa, devono essere provate per divenire certezza di pena. Non sarà, senza dubbio, – ha continuato il sindaco – l’estrapolazione dalla registrazione audio delle sensazioni del sottoscritto provate durante le fasi della discussione e descritte, peraltro, nel verbale stesso dell’accusa (“Ciciotti applaude in senso di disprezzo” – “Ciciotti continua a parlare a microfono spento con chiaro intendimento ostruzionistico” – “Ciciotti gridando a microfono spento”) a porre nero su bianco una colpa».

«Sorge, però, a questo punto, una domanda. – ha aggiunto Ciciotti – Se la registrazione è solo audio, come può il traduttore descriverne, al netto dei fatti, anche le espressioni del volto relative? Appare evidente la manipolazione. Posso capire che bruci ancora adesso nelle viscere di Piacente, la sonante sconfitta alle ultime elezioni comunali, dove nessuno della vecchia maggioranza risulta essere eletto (Piacente stesso, di fatti, è stato eletto perché candidato sindaco Ndr.)ma, avere la mente ancora annebbiata dopo ben 10 mesi di governo, è davvero preoccupante. Posso capire la disperazione di un giovane che vede naufragare il proprio futuro politico, ma l’autosuggestione di credere ancora di far parte della maggioranza e di dettare, quindi, ancora le regole del ‘gioco’, denigrando con critiche infondate e riducendo, con malevole intenzioni, i titoli di merito delle altre persone, screditandone anche le iniziative perché lui sa, forse in fondo, che non è in grado di fare altrettanto con positività, io non lo posso accettare».

«Continuare con quest’atteggiamento che devia i fatti dalla realtà, dimostra solo acredine verso un avversario politico. Ricordo ancora, – aggiunge Ciciotti – che la nostra lista non è mai stata protagonista di una spiacevole pagina della politica del paese; non è stata oggetto di un progetto emerso nella sua interezza e scoperto grazie alle vicende, ormai note, che hanno visto come attore principale il senatore Luigi Lusi, il quale ha confessato, poi, di essersi effettivamente appropriato indebitamente di somme del Partito ‘La Margherita’ ed, infine, non è mai stata attrice di una strategia che prevedesse la conquista del potere locale e poi regionale, né tantomeno è stata mai figlia di una politica di interesse personale».

«La mia onestà, invece, è testimoniata, – continua Ciciotti – oltre che dal risultato elettorale, anche dal mio personale modo di amministrare con totale trasparenza la cosa pubblica. La buona politica suggerisce il dialogo, l’espressione delle proprie idee e delle proprie opinioni. Il ricorso a querele per parole pronunciate durante lo svolgimento di un Consiglio comunale straordinario, tra l’altro carico di tensione e di turbamento anche per la cittadinanza, non conduce a nulla di buono e di positivo per essa. Se veramente si vuole scrivere la parola fine circa questo episodio, vista anche la sentenza odierna del Tribunale, io consiglio di stringerci la mano e di andare avanti unicamente per il bene di Capistrello. In caso contrario, le parole se le porta via il vento e restano solamente fatti spiacevoli di azioni che di politico non hanno davvero nulla alla base».

«Si persegue  – ha concluso Ciciotti – solo il conflitto personale, come ben evidenziato oggi nell’atto di costituzione di parte civile dei quattro querelanti, contro due degli imputati, salvaguardando il terzo per motivi che tutta la comunità di Capistrello conosce. Le scuse richieste a mezzo stampa da Piacente io non le concedo perché non si capisce a chi siano dovute, se all’accusa o alla difesa. Ognuno, in fondo, agisce secondo la propria coscienza e risponde delle proprie azioni». «Il processo non ci fa paura – afferma il legale di Ciciotti, l’avvocato Moreno Persia – poiché è stato unicamente esercitato, in quella circostanza, un giudizio di critica politica. L’ingiuria è, di fatti, stata penalizzata proprio a fronte dell’inconsistenza del reato effettivo. Sicuramente questo non è il tipo di politica che fa bene ad un paese che si appresta a fare grandi cose».

 

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