DA REGGIO EMILIA A BRUXELLES A PIEDI PER DENUNCIARE IL GENOCIDIO DEL CONGO


La marcia nonviolenta di John Mpaliza “Basta massacri nel nome del coltane ALEX ZANOTELLI: “Le istituzioni e i media si muovano perché il Congo sta esplodendo”

 

“Faccio mio questo appello, aggiungo anche, in allegato, un testo che non molto tempo fa Jon Sobrino ha scritto sulla situazione del Congo.

Noi, imperterriti e impassibili, continuiamo a martoriare l’Africa e a criminalizzare gli africani che fuggono….

 

John Mpaliza. Ingegnere informatico di 45 anni, nato a Bukavu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, da 21 anni in Italia, di cui è diventato cittadino, è il peace walking Man, il camminatore per la pace. Con l’aiuto di alcuni enti istituzionali e locali è partito da Reggio Emilia con lo scopo di arrivare a Bruxelles

(1500 km) per dire al Parlamento europeo che nel suo Paese, la Repubblica democratica el Congo, sta avvenendo un massacro gigantesco, un genocidio silenzioso. Nella zona di Beni da due anni avvengono orribili massacri contro le popolazioni di etnia Nande, massacri che sono stati definiti dall’Onu “pulizia etnica” e “genocidio”, rischio di un altro Rwanda.

Ogni giorno arrivano notizie di persone sgozzate, donne violentate e sventrate, famiglie intere massacrate e brutalmente uccise. Case sventrate.

Lo sfruttamento del Coltan, il prezioso minerale che viene utilizzato in tecnologia per la costruzione dei nostri cellulari, è alla base della violenza che si perpetra quotidianamente soprattutto sui bambini resi schiavi da questo mercato che uccide per il profitto delle multinazionali del mondo:

“Dopo il petrolio e i diamanti – spiega John – è la volta del coltan, che ha scatenato una vera corsa all’oro: da parte delle multinazionali, che si avvantaggiano di una situazione politica continuamente destabilizzata, dei clan locali e dei guerriglieri provenienti anche dai paesi vicini che lottano per il controllo delle miniere”.

“È una guerra economica e a rimetterci è la popolazione – spiega Mpaliza – io stesso ho perso molti familiari, mia sorella è ancora dispersa, ci sono milioni di profughi, bambini sfruttati nelle miniere a cielo aperto e altri arruolato come soldati. Il mio obiettivo è far conoscere questi fatti all’opinione pubblica, perché siamo tutti acquirenti di tecnologia a base di coltan e quindi corresponsabili”.

In un appello inviato alle Nazioni Unite, al Parlamento europeo, alla Corte penale internazionale di giustizia, alla Corte africana per i diritti dei popoli, Alex Zanotelli e John Mapiza chiedono che sia posto immediatamente fine a questa escalation di massacri e che la comunità internazionale intervenga per ripristinare la pace, l’armonia e una garanzia di diritti umani.

Io mi vergogno, ma non da adesso (!), di essere occidentale.”

Aldo

 

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