Dialogo sulla storia di Vito Taccone, il ciclista camoscio d’Abruzzo


Il 132esimo incontro della rubrica “Dialoghi, la domenica con un libro” è stato dedicato alla presentazione del libro “Vito Taccone. Il camoscio d’Abruzzo” (Radici Edizioni). Michele Fina ne ha discusso con l’autore, Federico Falcone, e con Nazzareno Di Matteo, direttore del Pinguino Village.

 
Della storia raccontata Fina ha detto che è “tutta abruzzese, una biografia scritta in modo particolare. Si parla di un uomo che dal niente raggiunge fisicamente e idealmente le vette del Paese, in uno sport che è pura fatica, i cui campioni hanno persino qualcosa di leggendario. La sua storia non finì con l’attività sportiva ma proseguì istrionicamente fino agli ultimi giorni. Non si arrendeva mai, piuttosto che essere appagato dalle vittorie era legato alle sconfitte, alla necessità di superarle”.

 
Falcone ha ricordato che “Taccone è stato una figura di riferimento per molti italiani tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, riuscì a incarnare l’italiano medio, era apprezzato prevalentemente anche se non esclusivamente nel Centro Sud. Il suo riscatto fu quello di molti che erano considerati ai margini della società: Taccone dimostrò che poteva essere conseguito attraverso il sacrificio, l’impegno, l’astuzia, il valore. Lui stesso aveva voglia di essere l’uomo del popolo, farsi carico di una popolazione in forte sofferenza.  A questo ovviamente vanno aggiunti i meriti sportivi. Il Taccone uomo e il Taccone ciclista erano la stessa persona, arrembante, vulcanica, spesso sopra le righe, nella direzione di volere mostrare agli altri e al destino che in più di una circostanza che gli aveva giocato dei tiri mancini, a cominciare dalle origini difficili. Ha avuto una grande carriera, con 27 vittorie e un’ottantina di podi. Era un grande scalatore, pratica che è l’emblema del ciclismo. Penso che probabilmente avrebbe potuto dal punto di vista sportivo ottenere ancora di più”.

Di Matteo è molto legato alla figura di Taccone, essendo un riferimento nel comitato che sta portando avanti importanti iniziative in memoria del ciclista. Tra queste spicca quella che condurrà al restauro del monumento che giace da dieci anni negli scantinati del Comune di Avezzano dopo essere stato vandalizzato, e alla collocazione in piazza Cavour, dove Taccone viveva. L’obiettivo è inaugurarlo quando il Giro d’Italia passerà in Abruzzo, nel maggio del prossimo anno, e puntare poi nel 2024 ad avere una tappa in Marsica. Sul libro di Falcone Di Matteo ha detto che “racconta entrambi gli aspetti della vita di Taccone. Lui rappresenta il riscatto sociale dell’intero popolo marsicano e avezzanese, vinse quattro tappe del Giro d’Italia in modo consecutivo e al ritorno ad Avezzano trovò ad attenderlo una festa di popolo. Il ciclismo stesso è uno sport di popolo, fa della sofferenza l’aspetto principale. Era molto intelligente, con le partecipazioni al ‘Processo alla tappa’ fu capace di utilizzare il mezzo televisivo e di portare lo spettacolo nelle trasmissioni sportive. Riuscì a costruirsi un percorso dopo la vita sportiva, ad esempio attraverso la produzione dell’amaro Taccone”.

La registrazione del dialogo è disponibile qui https://www.facebook.com/michelefina78/videos/667722331211873/

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