Luci e ombre dal progetto di risoluzione delle criticità nella gestione dell’acqua nel Fucino

«Positivo l’impegno sulla depurazione ma è impensabile intervenire sulla Conca di Amplero»

Il WWF: servono profondi cambiamenti per evitare danni alla collettività e all’ambiente

Si attende a giorni la consegna del progetto preliminare di risoluzione delle criticità legate all’uso e alla disponibilità della risorsa idrica nella Piana del Fucino. Già da alcune settimane, invece, l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale, nel corso di un incontro svoltosi ad Avezzano, ha illustrato la soluzione progettuale emersa dalle attività di studio e indagine effettuate in relazione all’affidamento dell’incarico di progettazione preliminare delle opere prioritarie da realizzare.

Il WWF, presente all’incontro con la sua struttura locale “WWF Abruzzo Montano”, pur riservandosi di esprimersi quando saranno noti al dettaglio i lavori da compiere e la loro incidenza ambientale, accoglie comunque con favore l’intenzione di potenziare la filiera depurativa nei comuni circumlacuali, per assicurare alti livelli qualitativi dell’acqua utilizzata a scopi irrigui attraverso la ristrutturazione di sei impianti di depurazione e la creazione di una moderna rete irrigua in pressione estesa a tutta la Piana del Fucino che sia in linea con le direttive europee sul risparmio idrico ed energetico.

La soluzione progettuale proposta presenta tuttavia diverse ombre. Il progetto selezionato prevede infatti anche la realizzazione di un invaso da 9 milioni di metri cubi d’acqua presso la Conca di Amplero, nel territorio comunale di Collelongo. Una soluzione a dir poco estremamente critica dal punto di vista ambientale: la Conca di Amplero si trova all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria, nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e presenta caratteristiche carsiche, per cui la parziale impermeabilizzazione prevista avrebbe un notevole impatto sulla circolazione sotterranea delle acque. Il sito di Amplero vanta inoltre un’elevata importanza dal punto di vista archeologico e certamente non rassicura il fatto che i progettisti abbiano dichiarato che i siti archeologici noti sono in posizione esterna rispetto all’area del futuro invaso e che non è prevista la realizzazione di opere di trattenuta, considerato l’elevato rischio sismico presente nella zona interessata.

A completare le indicazioni sin qui emerse va aggiunto che nel territorio comunale di San Benedetto è previsto un bacino di accumulo da 2 milioni di metri cubi d’acqua che sarà utilizzato come cassa d’espansione per la laminazione delle piene.

Lascia infine perplessi anche in termini di economicità l’ipotesi di una stazione di pompaggio dell’acqua nella Piana Fucense (prelievo notturno da fluenze superficiali in località Borgo Ottomila), l’accumulo in quota nella Conca di Amplero e la produzione di energia elettrica mediante caduta.

È del tutto inconcepibile invece il fatto che il progetto preliminare sia stato redatto senza procedere alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale e senza chiedere pareri alle autorità competenti ai controlli in materia paesaggistica e archeologica. Una scelta incomprensibile: la Regione Abruzzo ha stipulato un’apposita convenzione con l’Autorità di Bacino già nel 2012 e la società di progettazione ha avuto l’incarico dal 2013: ci sono voluti ben cinque anni per vagliare le 11 soluzioni progettuali iniziali senza arrivare alla definizione di dettaglio del progetto preliminare e senza acquisire le autorizzazioni necessarie?

La data ultima per l’affidamento dei lavori è il 31/12/2019. I tempi sono molto stretti ma questo non giustificherebbe in alcun modo soluzioni raffazzonate e dannose per l’ambiente e per il territorio, anche perché diversi degli aspetti critici della soluzione su cui si sta attualmente ragionando erano stati evidenziati proprio dalla stessa società di progettazione!

Il WWF si riserva di esprimere ulteriori considerazioni quando sarà noto il progetto, ma sin d’ora chiede il massimo rispetto per l’ambiente e per le regole. L’errore è stato sciupare cinque anni senza essere arrivati a una soluzione realistica, condivisa e non dannosa. Resta un anno e mezzo per rimediare, si veda di non sciupare anche questo periodo.

 

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