MALASANITA’, LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA. LETTERA DI UN MALATO DI CANCRO

Mi chiamo Giammarco De Vincentis, ho 68 anni sono nato e vivo a San Benedetto dei Marsi, un paese in provincia dell’Aquila. 

Sono un malato di cancro e da 25 anni, cerco di convivere con questa malattia difendendomi da metastasi che spuntano come funghi .

In questi ultimi tre anni sono stato abbandonato a me stesso.

Un po’ il covid che ha condizionato l’assistenza dei medici e un netto cambiamento per quanto riguarda i rapporti umani.

Non c’è più la serenità di prima.

Sto vivendo l’altra faccia della medaglia, quella parte che non si vede di un malato di cancro, quando le statistiche o i risultati danno poche possibilità di  vita, a chi non risponde più a terapie oncologiche importanti.

Alla fine veniamo isolati dal mondo, non rispondono più alle nostre telefonate o alle mail, i medici ci dettano delle regole, con una freddezza che non ha uguali.

Cambia il rapporto tra medico e paziente.

Ci danno una scatola di pillole dicendoci che ci vediamo tra un mese, per controllare i valori del sangue .

Prendono questi appunti più per interessi scientifici, che per la nostra salute ormai compromessa.

Questo lo avrei fatto lo stesso, come già è successo, ma senza alcuna imposizione.

In questa fase siamo considerati dei numeri.

Sono consapevole del male che ho, mentre a molte persone non dicono la verità, spesso i parenti e i medici stessi sono contrari e vivono di illusioni, dicendo ai malati che sono piccoli problemi risolvibili, fin quando vengono mandati a casa con le ultime pillole della speranza e scompaiono dallo scenario di una commedia che spegne le luci.

L’unica figura che mi aiuta molto è la dott.ssa Maurizia Biocca Biocca con la terapia del dolore, a disposizione notte e giorno.

Le cartelle cliniche vengono archiviate, la gente muore e i familiari, non ricevono nemmeno le condoglianze.

In paese poi si dice che era tanto tempo che chi è venuto a mancare era malato di cancro.

In realtà si muore anche per solitudine, manca una figura posta tra i malati e i medici, un punto di appoggio, da una sponda di un fiume all’altra.

La mia è solo delusione e come spesso accade scrivo a favore di quelle persone anziane che si chiudono in silenzio, oppure per chi non trova le parole per potersi difendere.

Ho lottato come un gladiatore nella arena, mettendo all’ attenzione i problemi della sanità, dei medici che spesso si fanno in quattro per svolgere la grossa mola di lavoro che hanno, così gli infermieri e le oss.

Ora non servo più, mi sento come un vitello al mattatoio, in fila aspettando il mio turno…

A chi ci governa ai responsabili della sanità insisto nel ricordare che ci siamo anche noi, le nostre famiglie, che vivono lo stesso dramma, oltre a tutte le altre problematiche della vita, non hanno più speranza.

Ci accontentano con pochi spiccioli al mese, giusto per pagare i ticket delle medicine, cifra molto meno del contributo di reddito di cittadinanza che danno a non sempre a chi ne ha il diritto o vengono come clandestini da ogni parte del mondo.

Noi ITALIANI riceviamo un contributo di 270 € al mese perché siamo invalidi al 100×100.

Personalmente ho dato anima e corpo per la mia terra come imprenditore agricolo, dando lavoro a 40-50 persone per almeno 40 anni.

La mia pensione è di 520 euro al mese meno dei miei dipendenti, anche se sono cifre ridicole che non arrivano a 700€. al mese.

Io vi scrivo portavoce di tanta gente che si sta abbandonando a se stessa e che con il passare dei giorni, consapevoli che non avranno più i soldi per comprare le medicine da una parte e i libri per continuare a fare studiare i loro figli, mentre chi ha ottenuto una laurea se ne va a trovare un lavoro all’estero, dove oltre a a guadagnare uno stipendio, riacquistano quella dignità che in Italia stava perdendo.

Ai politici appena eletti che ci rappresentano in parlamento, di ogni area politica, chiedo di ricordarsi della sanità, della salute che è il dono più bello che abbiamo ricevuto dalla vita.

A volte ci crediamo solo spettatori, guardando lo schermo di una TV o acquisendo notizie sui giornali.

Fate attenzione però che potrebbe succedere anche a voi come è successo a me.

Un bel giorno accendendo la TV ho visto tra tanta gente un signore voltato di spalle  che si sentiva perso, che non sapeva a chi rivolgersi e da dove iniziare.

Mettendo a fuoco l’immagine del filmato, ho riconosciuto che quella persona ero io.

Morale della favola … aiutando chi oggi ha bisogno di essere aiutato, mettendo a disposizione gli strumenti e le strutture giuste per essere curati da ogni malattia, è aiutare anche noi nel prossimo futuro,  pensiamoci con tempo. 

Ringrazio la direzione e chi si occuperà di fare circolare questo mio messaggio, certo almeno di essere stato ascoltato, sento di aver fatto io mio dovere.

01 Ottobre 2022.

Gianmarco De Vincetiis
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