Meteo: dalla perturbazione nord-atlantica che ci attraverserà domenica all’Uragano “Ophelia”. Qual è la differenza?


  • Meteo. L’area di bassa pressione che interesserà il nostro stivale, portando annuvolamenti e rovesci di pioggia nelle giornate di domenica e di lunedì, è annessa ad una perturbazione collegata al Vortice o Ciclone Canadese che è non di certo un Uragano ma un Ciclone extratropicale. In effetti, in tal senso, i Cicloni possono essere di due categorie: tropicali ed extratropicali. I Cicloni Tropicali si innescano da ammassi cumuliformi spesso generati dalla convergenza degli Alisei, ovvero i venti che provengono da nord-est per quanto riguarda l’emisfero settentrionale (boreale) e da sud-est per quanto concerne l’emisfero meridionale (australe) e si incontrano nella cosiddetta zona ITCZ, quest’anno più a nord della norma (la zona di convergenza intertropicale). Essa, nel nostro emisfero, è situata a cavallo tra Tropico del Cancro ed Equatore, in quest’ultimo è così rara la formazione di tempeste tropicali perché la rotazione terrestre permette lungo la fascia equatoriale, una Forza di Coriolis pari a zero e quindi non esiste deviazione dei venti e dunque rotazione da parte dei vortici di bassa pressione e profondità del minimo depressionario, fattore che invece accade sul nostro Oceano Atlantico Tropicale, sulle acque del Tropico del Cancro, avente una superficie molto calda, dalla quale, per l’altro, trarre molta energia termica e calore, diversamente sull’Atlantico meridionale che ha acque superficiali più fredde. Ecco perché, sull’Equatore nascono veri e propri cluster temporaleschi che scaricano la loro enorme quantità di precipitazioni, ma tali perturbazioni, solo nella fascia equatoriale, non ruotano come succede per il nostro emisfero boreale e nel restante emisfero australe.
  • Nell’immagine scattata dalla Nasa, si nota l’Uragano Irma che ha colpito i Caraibi e la Florida, ma la prima tempesta tropicale di questa stagione degli Uragani è stata “Harvey” stava per attraversare gli Stati Uniti meridionali, facendo il suo successivo “landfall” (ha toccato terra) e raggiungendo la categoria 4 sul Golfo del Messico e in prossimità delle coste del Texas, sulle acque superficiali più calde rispetto alla media dell’Atlantico Tropicale, una causa scatenante dei numerosi Cicloni Tropicali nel nostro emisfero settentrionale e dunque dell’accesa attività temporalesca nonché ciclonica.

Tornando a noi, la convergenza tra i due venti, favorisce una spinta ascensionale (spinta di Archimede) molto efficace, tanto da consentire la formazione dei moti convettivi, ossia delle correnti ascendenti e discendenti e quindi anche nubi cumulonembi o temporalesche, per espansione adiabatica della massa d’aria, che tende a raffreddarsi salendo verso quote via via maggiori. I venti Alisei predominanti trasportano tali perturbazioni verso le aree Tropicali oceaniche, ove la temperatura superficiale marina è particolarmente alta. Il calore latente rilasciato lentamente dalle acque superficiali dell’Atlantico Tropicale, ad esempio, alimenta eccessivamente la convezione delle nubi cumuliformi, aumentandone forza e intensità, in tali zone, la Forza di Coriolis indotta dalla rotazione terrestre è maggiore, cosicché gli intensi venti accelerati dalle correnti di updraft e di downdraft del sistema perturbato, iniziano a ruotare violentemente, nel nostro emisfero in senso antiorario, nonché l’unione dei sistemi temporaleschi della tempesta, fa sì che ci sia una fortissima convergenza in quota nella zona di bassa pressione che tende quindi a diminuire il suo valore di pressione (occhio) per via della Subsidenza atmosferica e quindi la discesa verso il basso e la compressione delle masse d’aria, la quale genera un occhio ben visibile attraverso le immagini satellitari. I “Medicane” o Tropical Like Cyclones, sono molti simili alle tempeste tropicali perché si generano in presenza di una depressione al suolo e l’ingresso di masse d’aria instabile dal Nord Atlantico sul Mediterraneo occidentale, nonché di altri importantissimi fattori quali la superficie marina molto calda che, per l’appunto, li rende simili ai Cicloni Tropicali, tant’è che, l’aspetto è simile agli Uragani o ai Tifoni (a seconda dell’Oceano sul quale si generano). I Cicloni extratropicali, invece, si originano alle medio-alte/medie latitudini, non per convezione come i Cicloni Tropicali, ma dall’incontro di due masse d’aria di natura differente, generalmente una massa d’aria fredda e instabile dal Nord Atlantico mediante una saccatura, e un’altra di matrice Subtropicale o proveniente dal Nord Africa e dalla Siria, quali venti di Ostro e di Scirocco, questi ultimi possono attecchire molta umidità da una superficie marina più calda, trattandosi di venti molto miti d’Inverno. La Marsica può esserne interessata, quando, nascendo sulle Baleari, si spostano rapidamente verso est. Ebbene, l’area di bassa pressione si genera quando, il fronte freddo della saccatura che richiama l’aria molto mite dal Nord Africa e dalla Penisola Arabica, essa rappresentata dal piatto più leggero della bilancia, permette una linea di convergenza ove i venti tendono ad invorticarsi secondo la Forza di Coriolis, cosicché, tramite tali dinamiche, è nata un’area depressionaria sulle Baleari che, traslando verso levante insieme alla sua intensa perturbazione, determinerà intense condizioni di maltempo sulle regioni settentrionali, centrali e centro-meridionali.

Grazie per la cortese attenzione.

Riccardo Cicchetti

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