OSSERVATA LA VINCA SU IMPIANTO DI MESSA IN RISERVA RIFIUTI A PUNTA PENNA: FORTI LE CRITICITÀ EVIDENZIATE

foto tratta da grottadelsaraceno.it

Paradossale continuare a forzare il cuore turistico della Costa dei Trabocchi e della Via Verde con impianti ormai fuori mercato e potenzialmente impattanti. La prima esigenza dei Comuni è tutelare la collettività, non interessi di parte. Una illuminante sentenza del TAR Calabria

Lunedì scorso sono scaduti i termini per le osservazioni alla VINCA sull’impianto ECOEXPORT srl che dovrebbe prevedere a Punta Penna, a Vasto, a ridosso di una delle spiagge più belle d’Italia e della Via verde, la messa in riserva di CSS, ovvero rifiuti destinati a essere inceneriti da cementifici.

Si parla di un deposito interessato da un quantitativo annuo richiesto in autorizzazione pari a 45.000 tonnellate, con un flusso giornaliero medio di 125 ton, circa 5 convogli da 27 ton/cad.

Legambiente e WWF che nell’area di Punta Penna hanno già un ricorso pendente al TAR sul progetto del cementificio Escal, hanno depositato le proprie osservazioni in opposizione, nelle quali sono evidenziate diverse forti criticità. Ci si è trovati infatti di fronte a evidenti contraddizioni e carenze, a partire dallo studio sull’impatto e dalle valutazioni totalmente assenti sulle possibili correlazioni con il SIC Punta Aderci, presente a pochi metri dall’area prevista per l’impianto. Per non parlare dell’arbitraria e superficiale interpretazione delle norme vigenti relative all’applicazione dell’art. 6 della Direttiva Habitat. Dal punto di vista della sicurezza, inoltre, non vengono evidenziati quali sono i mezzi e/o i dispositivi che saranno utilizzati in caso di incendio per evitare la dispersione dei fumi e delle sostanze in essi contenute, potenzialmente nocive e impattanti su habitat, specie, acqua e suolo.

Fortemente critica è anche la questione traffico e viabilità. Superficiali sono le conclusioni sul traffico in ingresso/uscita e non si tiene in considerazione alcuna l’effetto cumulo, già richiamato in una recente sentenza del TAR proprio in riferimento all’area in questione: nulla si dice infatti sul totale carico attuale e potenziale (ricordiamo che il solo esercizio del progetto Escal aggiungerebbe ulteriori 50 unità giornaliere) che fa i conti con la viabilità interna dell’area che coinvolge nell’intero percorso fino al porto anche i tantissimi cittadini che raggiungono la Riserva di Punta Aderci attraverso quello che è il suo principale ingresso. Nell’area in esame è previsto inoltre il passaggio della pista ciclabile, elemento della Via Verde nonché pezzo della Bike to Coast che lega Vasto all’intera dorsale adriatica e che vedrà sfrecciare turisti da ogni parte d’Europa. Non solo quindi rischi sulla sicurezza ma anche danni all’immagine di un territorio che è al centro della crescita turistica della città, come testimoniato dal recente interesse dei principali media nazionali e stranieri: si parla del cuore del brand della ‘Costa dei Trabocchi’.

Tra l’altro, la relazione tecnica sull’impianto fa riferimento al principio della prossimità nella gestione dei rifiuti solidi urbani come elemento giustificativo dell’iniziativa, dimenticando quando prevede il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, di recente approvazione. In Abruzzo non sono previsti infatti inceneritori e a tal fine ci si appoggia alla struttura di Pozzilli (in Molise) per quantitativi di CSS pari ai volumi di previsione di circa 50.000 tonnellate/anno. Da qui si evince che la produzione regionale è già esaurita nella collaborazione con l’impianto molisano e viene meno la necessità di risposta al principio di prossimità evocato dalla ECOEXPORT srl. Per di più, da piano regionale, gli impianti atti a produrre CSS sono due, siti rispettivamente a Casoni (Chieti) e a Teramo. Il porto più prossimo è quello di Ortona, tra l’altro già utilizzato dal 2012 per questa tipologia di attività.

Appare quindi evidente che il deposito su Vasto non risulterebbe né funzionale (per il principio di prossimità) ai due impianti di produzione di Chieti e Teramo, né necessario in quanto la quantità previsionale di piano è già utilizzata da Pozzilli.

“Questi impianti – dichiarano le Associazioni – sono ormai fuori mercato sia per una loro eccessiva presenza che per i volumi sempre più ridotti di rifiuti, dovuti al miglioramento della raccolta differenziata e dell’azione di riduzione e riciclo. Ci auguriamo che alla luce di un’attenta e corretta analisi, l’istanza sia rigettata per tutte le carenze e incongruità sollevate. E soprattutto ci attendiamo che l’area retroportuale di Punta Penna sia finalmente attenzionata con progetti innovativi che puntino a un’industria sostenibile, in riferimento all’applicazione della Carta di Pescara e della strategia S3 della regione Abruzzo, come sollecitato dalla stessa Confindustria in un recente incontro sulla ZES (Zona Economica Speciale) tenutosi proprio a Vasto”.

Legambiente e WWF si soffermano infine sulle ventilate “diffide” mediatiche lanciate di recente a mezzo stampa ricordando che l’amministrazione comunale, al pari delle associazioni ambientaliste, ha come primo obiettivo la tutela della salute dei cittadini e del territorio e non può in alcun modo lasciarsi condizionare da interessi di parte se questi possono provocare danni ad altri settori economici e alla collettività.

In tal senso è illuminante la sentenza del T.A.R. Calabria del novembre 2016 n. 2057:“la valutazione di incidenza ambientale, non diversamente dalla valutazione di impatto ambientale, si caratterizza quale giudizio espressione di ampia discrezionalità oltre che di tipo tecnico, anche amministrativa, sul piano dell’apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all’interesse all’esecuzione dell’opera.”

Le discrezionali valutazioni tecnico-amministrative non possono, poi, esser influenzate in alcun modo dalla “destinazione urbanistica dell’area, in quanto l’astratta edificabilità dell’area non esclude che alcune opere non possano in concreto essere realizzate, per il loro contrasto con interessi di natura ambientale”.

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