TAGLIO PARCO VELINO SIRENTE. IL WWF: IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI COME IL SUO VICE E IL COMMISSARIO


Inaccettabili le argomentazioni di Marsilio dopo il disastroso taglio del Parco Sirente-Velino

Comuni ascoltati a… senso unico: per i tagli sì, contro il metanodotto SNAM no

Dopo il mal riuscito tentativo del vicepresidente Imprudente e del commissario del Parco Sirente-Velino Chiuchiarelli, anche il presidente Marsilio ieri, in una dichiarazione all’agenzia DIRE, ha provato a difendere la sua scelta di tagliare migliaia di ettari del parco.

Nel farlo ha usato alcuni argomenti, nessuno dei quali convincente.

    Primo argomento: chi si oppone al taglio del parco è un borghese radical-chic che vive nei salotti dei Parioli. 

È una frase vecchiotta, priva di fondamento, ma la cosa più ridicola è che a pronunciarla sia proprio Marsilio che con l’Abruzzo c’entra come gli arrosticini cotti in padella. Peraltro, dire che così i cittadini decideranno loro se costruire una staccionata o adibire a pascolo un terreno, è inesatto perché la Regione ha tagliato il Parco, ma non ha potuto tagliare la Zona di Protezione Speciale e le Zone di Conservazione Speciale della Rete Natura2000, per cui – ad esempio – la valutazione di incidenza su opere che possono avere effetto su specie e habitat continuerà ad essere necessaria così come in molti territori saranno necessari i pareri della Sovrintendenza. Come se poi poter fare le staccionate (e altri interventi nei borghi) nel modo in cui si vuole sia un valore aggiunto e da difendere, quando invece la cura del territorio e la bellezza del paesaggio passano anche attraverso regole di programmazione e pianificazione urbanistica.

    Secondo argomento: la nuova governance è in mano ai sindaci che decideranno il Presidente.

Peccato che fosse così anche prima e che le maggioranze nel consiglio dei parchi sono state da sempre espressione delle maggioranze partitiche dei Comuni e della Regione. Chiunque conosca la storia del Parco lo sa. Ma non solo: la Regione ha tenuto il Parco più tempo commissariato o senza consiglio direttivo che con gli organi nominati a norma di legge. Questo lo hanno fatto le maggioranze di centro-sinistra e di centro-destra allo stesso modo: l’attuale commissariamento è iniziato nel 2015 e Marsilio lo ha allegramente proseguito.

    Terzo argomento: lui ascolta i comuni che hanno chiesto di uscire dal Parco e quindi lui ne ha tagliato il perimetro. 

A parte che stiamo parlando di un parco regionale su cui è competente la Regione che non si può limitare a fare da passa-carte. A parte che non si capisce perché sono state accolte le richieste (alcune vecchie di anni) dei comuni che vogliono uscire e non quelle dei comuni che volevano entrare. Ma perché quando si tratta di far passare il gasdotto SNAM, la Regione non si cura minimamente di quello che dicono i comuni e quando si tratta di tagliare un Parco accoglie acriticamente le richieste?

    Quarto argomento: ho tagliato meno ettari di quanti mi vengono rimproverati. 

Ma che stiamo dal salumiere? Sono 6.800 ettari: che faccio lascio? No, ne aggiunga un altro po’. Il perimetro di un’area naturale protetta si dovrebbe basare su ragioni scientifiche considerato anche che tutti noi abruzzesi paghiamo le tasse per avere organismi regionali tecnici che devono fare il loro lavoro. E invece il taglio del Parco si basa su una relazione della Regione di 3 (tre!!!) pagine e alle osservazioni di circa 50 pagine delle associazioni ambientaliste non è mai stato risposto.

    Quinto argomento: non sarà la perimetrazione più perfetta (sic) del mondo e può essere legittimo aprire una discussione e noi siamo aperti a verificarlo. 

Questa è sublime: prima si taglia il Parco e poi si apre la discussione. A questo punto per fare cosa? Da quando è stata presentata la proposta di legge le associazioni ambientaliste hanno chiesto il confronto a Marsilio che non ha mai risposto. Ci sono stati solo tre incontri con il vicepresidente Imprudente che non hanno portato a nulla anche perché ci è stato detto che il confronto non sarebbe stato tecnico, perché la decisione di tagliare era già stata presa.

Il Presidente Marsilio ha in consiglio regionale una maggioranza che gli ha consentito di tagliare l’unico Parco regionale presente in Abruzzo. Lo ha deciso e lo ha fatto. Dovrebbe però sforzarsi di trovare giustificazioni migliori (se ci riesce).

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